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Giornata nera per le Borse: Milano -4,4%

Che sulle azioni il clima non fosse buono era chiaro da tempo. Il saldo dell’indice delle Borse mondiali Msci World da inizio settembre ad oggi è negativo del 7,9 per cento. Che l’Europa fosse tra le aree più vulnerabili anche: nello stesso lasso di tempo l’indice europeo Stoxx 600 ha perso il 9 per cento. Ma certo in pochi avrebbero previsto che questa ondata di storni, concentrata soprattutto sui listini europei, avrebbe subito una drammatica accelerata ieri. 
Milano e Atene le peggiori
Il bollettino a fine seduta è quello dei giorni più neri dell’euro-crisi: Parigi ha chiuso gli scambi con un ribasso del 3,63%, Madrid il 3,59% mentre Londra e Francoforte hanno fatto meglio (se così si può dire) perdendo rispettivamente il 2,83 e il 2,87 per cento. Piazza Affari ha chiuso le contrattazioni con un ribasso del 4,44 per cento. Per risalire a una giornata peggiore bisogna riportare il calendario all’1 novembre 2011. Al governo c’era ancora Silvio Berlusconi e l’Italia era al centro della «tempesta perfetta» che si era abbattuta sui debiti sovani dei Paesi periferici dell’area euro. In quella giornata l’indice delle “blue chips” italiane arrivò a perdere il 6,8 per cento. C’è sempre comunque chi ha fatto peggio: Atene ieri è arrivata a perdere il 10% nel corso della giornata per chiudere gli scambi con una flessione del 6,25 per cento.
I fattori di incertezza
Perché questa ondata di vendite? Perché così violenta? Perché adesso? Non c’è un’unica risposta a queste domande. Se infatti è vero che ieri alcune notizie hanno alimentato il nervosismo sui mercati: l’allarme di Fitch sulle banche greche (vedi articolo sotto) o i cattivi dati macroeconomici americani di settembre (Wall Street ha registrato pesanti ribassi dopo l’inatteso calo dei prezzi alla produzione Usa e delle vendite al dettaglio) è anche difficile attribuire solo a questi elementi la responsabilità di un tonfo di Borsa come quello visto ieri.
La spiegazione più probabile è che questi segnali siano stati presi a pretesto per vendere in un contesto che resta ad alta incertezza. Chi era convinto che ci sarebbe stata una “staffetta” tra la Fed e la Bce con la prima avviata a chiudere la staglione degli stimoli monetari e la seconda pronta a prenderne il testimone ha dovuto ricredersi. L’Eurotower appare ancora frenata dalle resistenze tedesche all’opzione “Quantitative easing” mentre la Fed ora sta valutando i rischi di una «normalizzazione» della sua politica monetaria (la deflazione ad esempio).
All’incertezza sulle decisioni di politica monetaria delle banche centrali bisogna poi sommare un quadro macroeconomico molto negativo. Soprattutto in Europa. «I numeri usciti ultimamente, penso in particolare alla Germania, non dicono nulla di buono. E certamente non giustificano le valutazioni ancora piuttosto alte del mercato azionario» fa notare Domenico Rizzuto di Dr Finance Consulting. I 350 titoli i a maggior capitalizzazione che fanno parte dell’indice S&P Europe 350 ad oggi hanno un valore di mercato che è pari a 22 volte gli utili degli ultimi 12 mesi. Un prezzo decisamente salato se si pensa che negli ultimi 5 anni il rapporto prezzo/utili è stato di 17 volte.
Impennata della volatilità
Ad aggravare il tutto c’è infine l’impennata della volatilità cioè l’oscillazione media dei prezzi nel tempo. Il Vix (chiamato anche “indice della paura”) ieri è balzato ai massimi dal 2011. «La liquidità sui mercati si è molto ridotta -dice Rizzuto – e penso che la volatilità resterà alta fino alla fine dell’anno». Allacciate le cinture.
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