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Giornali senza sequestro

Niente sequestro civile preventivo di giornali online in caso di pubblicazioni sospette di diffamazione. Non è ammissibile l’ordine di cancellazione o di oscuramento di una singola o di più pagine di stampa di testate telematiche, attraverso il ricorso all’azione inibitoria ex articolo 700 codice di procedura civile. La Corte di cassazione, con la sentenza delle sezioni unite n. 23469, depositata il 18 novembre 2016, ha disposto che non c’è spazio per la tutela cautelare preventiva civilistica in caso di pubblicazioni a contenuto diffamatorio su testate telematiche. Vediamo il contenuto e il principio formulato dalla Suprema corte, che precisa che l’interessato può comunque ottenere la tutela piena con una sentenza nel giudizio di merito e, quando previsto dal codice della privacy, fare ricorso al Garante. In alcune controversie civili, relative alla richiesta di sequestro civile di articoli offensivi pubblicati sul sito internet, i giudici di merito hanno deciso in maniera diversa e la questione è arrivata sul tavolo delle sezioni unite della Corte di cassazione civile. La Cassazione ha escluso la possibilità del sequestro civile. Anche l’editoria online gode della tutela costituzionale dell’articolo 21 Costituzione. La tutela della libertà di stampa dai sequestri, scrive la Cassazione, si applica al giornale o al periodico pubblicato, in via esclusiva o meno, con mezzo telematico, quando possieda i medesimi tratti caratterizzanti del giornale o periodico tradizionale su supporto cartaceo. L’equiparazione scatta quando il giornale online sia caratterizzato da una testata, diffuso o aggiornato con regolarità, organizzato in una struttura con un direttore responsabile, una redazione e un editore registrato presso il registro degli operatori della comunicazione, finalizzata all’attività professionale di informazione diretta al pubblico, cioè di raccolta, commento e divulgazione di notizie di attualità e di informazioni da parte di soggetti professionalmente qualificati. In conseguenza dell’equiparazione, nel caso in cui sia evidenziato il contenuto diffamatorio di notizie pubblicate, il giornale pubblicato, in via esclusiva o meno, con mezzo telematico non può essere oggetto di provvedimento cautelare preventivo o inibitorio, di contenuto equivalente al sequestro o che ne impedisca o limiti la diffusione. Gli interessati hanno, però, la possibilità di ricorrere al Garante della privacy, utilizzando le tutele previste dal Codice della privacy (blocco del trattamento). Inoltre va ricordato che l’interessato (potenzialmente diffamato) ha tutela piena con la sentenza. La tutela piena andrà riservata al momento, necessariamente successivo, del riconoscimento, con la sentenza, dell’effettiva violazione del diritto individuale all’onore o alla reputazione, la quale solo potrà eventualmente ribaltare la valutazione di prevalenza tra i due diritti fondamentali. Però il giudice potrà disporre il risarcimento in forma specifica (cancellazione) o per equivalente, tenendo conto della particolare diffusività degli strumenti adoperati, solo dopo avere accertato con una istruttoria piena i profili della vicenda. Per effetto della pronuncia devono qualificarsi precluse, e quindi non ammissibili quale oggetto di qualsiasi provvedimento cautelare o equiparato del giudice civile, tutte le misure, comunque denominate, che tendano ad impedire la persistenza nella Rete o l’ulteriore circolazione o diffusione dell’articolo – o equipollente – di giornale telematico ritenuto diffamatorio o, se da esse inscindibile, dell’intera pagina o dell’edizione o, in casi estremi, della testata; misure tra cui devono comprendersi anche quelle indicate come deindicizzazione o ad esse analoghe o di contenuto o soprattutto effetto corrispondente.

Antonio Ciccia Messina

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