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Gioco di squadra per l’Expo

«La faccia ce l’abbiamo messa tutti e dobbiamo farcela tutti». Ad incoraggiare l’Expo di Milano è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ieri ha invitato il commissario unico dell’evento Giuseppe Sala per farsi relazionare lo stato d’avanzamento dei lavori infrastrutturali e dei contenuti della manifestazione del 2015, dedicata all’alimentazione.
Presenti al Quirinale anche il commissario del Padiglione Italia Diana Bracco, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, il ministro all’Agricoltura con delega all’Expo Maurizio Martina, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone e il vicesindaco di Milano Ada Lucia De Cesaris. Durante una riunione a porte chiuse il presidente Napolitano ha ascoltato i protagonisti dell’evento universale; poi, durante l’incontro ufficiale, ha parlato a delegazioni di studenti e rappresentanti dei paesi stranieri. «Credo che quella di Milano sarà un’Expo speciale. Quella di Shangai è stata un’esposizione che ha raccontato un paese in piena trasformazione, una nuova Cina. Anche a Milano l’Italia mostrerà se stessa, la sua laboriosità e la sua apertura verso il mondo, ma in più saprà essere propulsore di tematiche importanti».
Tre le questioni trattate da Sala ieri al Quirinale: la garanzia della legalità durante l’organizzazione dell’evento; il controllo dei costi e il rispetto dei tempi. «È un programma impegnativo ma sapremo farlo», ha detto ancora il presidente della Repubblica.
Il commissario all’Expo ha ricordato i principali numeri della manifestazione: «Sono 50 i paesi che avranno un padiglione, più 90 paesi che saranno ospitati dentro i cluster – ha detto Sala – Abbiamo l’impegno di grandi sponsor e mille aziende qualificate impegnate nei cantieri. Sono già 6,5 milioni i biglietti venduti, di cui un milione solo in Cina».
Per il ministro Martina l’Expo «sarà metafora del cambiamento necessario all’Italia, di ciò che sappiamo far funzionare, oltre le difficoltà, e come occasione per ripensare il paese».
I nodi del Padiglione Italia
Intanto da oggi, a Milano, si tornerà a parlare della realizzazione delle opere dello spazio dedicato all’Italia, su cui incombe il fattore tempo.
Sotto la lente ancora l’Albero della vita. A questo punto è evidente la diversità dei punti di vista tra Sala e Bracco (nonché tra Sala e Cantone e Bracco). Per Sala si potrebbe rinunciare alla scultura di 30 metri, perché presenta troppe criticità (tra cui quelle rilevate dall’Anac) e perché ormai i tempi stringono. A questo si aggiunge la considerazione che anche le altri componenti del Padiglione Italia – il Palazzo Italia e il cardo – sono già in ritardo, e quindi sarebbe opportuno, secondo Sala, concentrare gli sforzi su queste due opere, senza dispersione di energie. Per Diana Bracco invece l’Albero è irrinunciabile, darà prestigio all’evento ed è già stato in parte finanziato dalla cordata di imprenditori di Orgoglio Brescia, che investirà 3 milioni, oltre ad aver visto l’impegno del creativo Marco Balich, che firma il concept del progetto.
Proprio su questi ultimi due punti, però, ha da ridire anche il presidente dell’Anac Raffaele Cantone: il primo punto riguarda le modalità del contratto sottoscritto con Orgoglio Brescia, a cui sono stati affidati i lavori del pilastro di acciaio e legno; il secondo punto riguarda invece gli accordi sottoscritti con Balich, che verrà pagato da una sponsorizzazione di Coldiretti e che deve chiarire in che modo cederà i diritti di proprietà dell’opera. Anche per Cantone l’opera è quindi discutibile e non prioritaria.
Intanto, per quanto riguarda la parte tecnologica della scultura, che verrà messa a gara, l’iter prosegue. Sala si aspetta di ricevere a breve (intorno al 20 novembre) il capitolato del bando redatto dal Politecnico. Poi, se l’idea è di proseguire, proverà a lanciare l’asta. Ma su eventuali ritardi e problemi non si sentirà chiamato in causa. Il messaggio sembra chiaro: se l’Albero deve essere per forza realizzato, sarà il Padiglione Italia ad assumersene la responsabilità.

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