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Gioco d’anticipo sul 730

Ultimi giorni per presentare il modello 730 al proprio datore di lavoro: il termine è fissato a giovedì 16 maggio, dopo la proroga concessa dal Dpcm del 26 aprile. Fino al 31 maggio, invece, si può richiedere assistenza ai Caf o ai professionisti, che potranno ricevere dichiarazioni anche già compilate.Conferme in tal senso sono arrivate anche dalla circolare 14/E/2013.
A prescindere dalla modalità scelta per la presentazione, per evitare i futuri rilievi del fisco, bisogna prestare attenzione ai redditi dichiarati e alle spese per le quali si chiedono deduzioni e/o detrazioni.
I redditi da dichiarare
Innanzitutto, bisogna verificare di aver indicato tutti i redditi percepiti nel 2012, tra i quali tutti i redditi di lavoro dipendente, da immobili (terreni e fabbricati) e diversi.
Il soggetto che ha conseguito più redditi da datori di lavoro diversi e da enti pensionistici, anche considerando l’eventuale indennità di disoccupazione, in assenza di conguaglio già effettuato da uno di questi, ha l’obbligo di dichiararli nel modello, per il calcolo delle imposte dovute. L’eventuale dimenticanza può essere individuata dall’agenzia delle Entrate grazie ai controlli incrociati dei dati.
I datori di lavoro sono tenuti a presentare il modello 770, nel quale vanno indicati i compensi erogati e le trattenute fiscali operate per ciascun soggetto, specificando il codice fiscale di ognuno. Proprio grazie a queste informazioni, l’amministrazione può facilmente verificare l’eventuale mancata dichiarazione di qualche importo da parte del percettore.
Un altro reddito che spesso è dimenticato è quello derivante dai canoni di locazione, soprattutto nel caso di inquilini morosi. La legge prevede l’obbligo di dichiarazione, anche quando il canone non è stato percepito, a meno che non sia stata emanata la convalida di sfratto per morosità del conduttore. Fino a che non esiste il provvedimento del giudice, dunque, il locatore è obbligato a tassarlo nel proprio modello 730 (ovvero Unico).
Un altro caso a cui prestare attenzione è l’assegno di mantenimento ricevuto dall’ex coniuge, con esclusione della quota per i figli. L’amministrazione può individuare eventuali irregolarità nella dichiarazione, quando il soggetto che corrisponde l’assegno lo deduce nella propria dichiarazione, indicando anche il codice fiscale del percettore.
In queste ipotesi può essere emesso un avviso di accertamento in base all’articolo 41-bis del Dpr 600/73, con il quale sono richieste le imposte non versate, oltre a interessi e sanzioni.
I bonus sulle spese
L’altro potenziale “pericolo” è legato alle spese indicate. Si pensi agli interessi passivi sul mutuo, alla duplicazione delle detrazioni dei figli, indicata nella misura del 100% da entrambi i genitori, a spese di varia natura sostenute per un soggetto in realtà non fiscalmente a carico, e così via.
Capita così che siano riportati oneri per i quali non è prevista la detrazione, superiori al limite massimo consentito o sommati in misura errata. Da ciò consegue che il calcolo delle imposte risulta inesatto.
Errori di questo tipo possono essere individuati dall’agenzia delle Entrate con il controllo «formale» della dichiarazione, effettuato in base all’articolo 36-ter del Dpr 600/73. L’ufficio chiede copia di tutta la documentazione giustificativa delle spese indicate e, in caso di differenza, richiede le maggiori imposte, con interessi e sanzioni.
La documentazione
Certificare spese con documentazione falsa costituisce reato. Il documento falso è quello che certifica spese mai sostenute o superiori a quelle effettive, emesso da un professionista o da un fornitore compiacente. Lo è anche la fattura/ricevuta che è stata contraffatta o alterata dal contribuente al l’insaputa dell’emittente.
Non esistono limiti da superare perché sia commesso questo delitto: qualunque sia la cifra indicata sul documento fittizio usato per esercitare la deduzione e/o la detrazione, è dunque integrato il reato.
Anche i contribuenti da 730 sono soggetti al rischio di accertamento da redditometro. Se i redditi dichiarati non sono dunque sufficienti a giustificare le spese sostenute risultanti dal l’anagrafe tributaria, l’amministrazione può chiedere chiarimenti con l’invio di un questionario, dopo il quale potrebbe essere emesso l’accertamento.

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