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Gianetti, licenziati via whatsapp “Noi traditi dal fondo tedesco”

Sabato scorso è stata una giornata particolare per Steffen Goerig e Marco Rizzo. Il primo, amministratore delegato del fondo tedesco Quantum Capital Partners ha fatto – testimonia il suo profilo Strava – una mezza impresa sportiva: 252 km in bicicletta da Monaco a Bolzano (3.395 metri di dislivello) in nove ore e due minuti. Alle 10 del mattino, mentre lui pedalava tra Germania e Italia, sul cellulare del secondo – operaio della Gianetti Ruote, controllata da Quantum – è arrivato un whatsapp. «Stavo dormendo e non l’ho guardato subito perché fino all’alba avevo lavorato in fabbrica», racconta Rizzo. Quando l’ha aperto però il mondo gli è caduto addosso. Lui e i 151 colleghi della storica azienda lombarda di cerchioni per camion sono stati messi alla porta 72 ore dopo lo sblocco dei licenziamenti. «Dalla sera alla mattina, senza preavviso né ammortizzatori sociali», dice Giuseppe Cotrone della Uilm al presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di Ceriano Laghetto, provincia di Monza e Brianza. La società è “chiusa definitivamente”, certifica gelida Google Maps digitandone il nome. «L’hanno saputo loro prima di noi – commenta amaro Alfredo Macaluso –. Ci hanno spremuto come limoni facendoci lavorare fino all’ultimo weekend, poi hanno staccato la spina ».Le cose, a leggere le promesse del socio tedesco, non dovevano finire così. «Gianetti Ruote è una compagnia innovativa – aveva assicurato Goerig quando Quantum l’ha acquistata nel 2018 – . La aiuteremo a sfruttare il potenziale di sviluppo». Parole che sommate ai rassicuranti principi etici di Quantum («siamo investitori responsabili che credono molto nei dipendenti e nei valori che coniugano business e responsabilità sociale», certifica il sito) avevano tranquillizzato i lavoratori.Passare dalle buone intenzioni alla pratica però, specie se di mezzo c’è la finanza, non è semplice. «Quando ho scoperto che ci aveva comprato un fondo ho sentito subito puzza di bruciato – dice Davide Laus, da tre decenni in azienda – . Un padrone vecchia maniera crede nel lavoro. La finanza guarda solo ai soldi sul conto». Nel 2007, quando il controllo faceva capo alla famiglia Magnetto-Peris, Gianetti aveva deciso di chiudere lo stabilimento di Rho. «Ma loro erano imprenditori che ci tenevano ai dipendenti, non hanno licenziato nessuno e li hanno trasferiti tutti qui».La società, questo è indiscutibile, è oggi in difficoltà. La pandemia ha pesato sul business dei camion. I conti del gruppo – che fornisce Man, Iveco, Volvo e Harley Davidson – erano in rosso anche prima del virus. Ma una cosa, dicono gli operai davanti all’ingresso della fabbrica, è sicura: «Quantum qui non ha investito un centesimo in tre anni», dice Cotrone. «Hanno comprato i tappi e i guanti per lavorare e basta », confermano i colleghi. E le relazioni industriali sono state da subito complicate. Insofferenza per i sindacati («ci hanno costretto a fare l’ultima assemblea all’aperto sotto il ponte della ferrovia», spiega Macaluso), ferie e ore di permesso – anche per il vaccino – trasformate in Cassa Covid («ci arrivano assegni Inps di quattro euro!»). Quando è scoppiata la pandemia – mentre Goerig correva a Le Mans con una Ferrari 488 – «ci hanno detto che non ci fornivano mascherine perché indossarle era terrorismo psicologico – raccontano allo stabilimento – . Poi quando un collega si è ammalato è stata l’Ats a costringerli a garantirci i presidi sanitari». Storie simili a quelle vissute alla Slim di Fusina, altro investimento dei tedeschi nell’alluminio, finito con un concordato preventivo dopo una dura battaglia con i lavoratori.Quantum, contattata per spiegare il caso Gianetti ha preferito non rispondere. I 152 licenziati di Ceriano hanno fatto appello a tutte le istituzioni per l’apertura urgente di un tavolo. «Il lavoro c’è – dicono – fino a sabato le linee di produzione erano aperte 24 ore su 24. Ma se perdiamo i clienti nei prossimi giorni, la frittata è fatta».

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