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Giallo Saipem, Consob convoca i vertici

MILANO — Il rimbalzo tecnico c’è stato, ma ha appena mitigato il tonfo di mercoledì che ha fatto sprofondare Saipem a Piazza Affari. Ieri le azioni della società impiantistica dell’Eni hanno recuperato il 4,45% (avevano perso il 34% mercoledì) e anche il cane a sei zampe, che con il profit warning della controllata aveva visto svanire 2 miliardi di patrimonio e il 4,7% di valore in Borsa, ieri ha ripreso lo 0,49%. Resta ancora irrisolto il giallo del crollo, avvenuto in seguito all’allarme sugli utili 2012 e su ricavi e profitti 2013, comunicato dal nuovo amministratore delegato di Saipem, Umberto Vergine, al termine della giornata in cui Merrill Lynch aveva collocato un pacchetto del 2,3% di Saipem con un accelerated bookbuilding.
Oggi è il giorno del settlement, chi ha acquistato le azioni verserà quindi il corrispettivo. Non è ancora chiaro quale sia stato l’esito del collocamento: sul mercato c’è chi sostiene che Merrill Lynch non sia riuscita a piazzare il pacchetto per intero e chi sostiene invece il contrario. Di certo qualcuno è rimasto con il cerino acceso in mano. E il cerino, secondo alcune stime di mercato, vale circa 100 milioni di perdite. La Consob sta indagando. Da mercoledì ha vietato le vendite allo scoperto sui titoli Saipem, e lo stesso provvedimento è stato adottato dall’Fsa, l’autorità di vigilanza di Londra, che sta collaborando con gli uffici di Giuseppe Vegas. Sono diverse le cose che non tornano. La Commissione ha convocato per lunedì l’amministratore delegato, Vergine, chiedendogli di fornire informazioni sulla modalità di diffusione al mercato del profit warning.
La banca d’affari americana aveva comunicato nel tardo pomeriggio di lunedì, a mercato chiuso, che il giorno dopo avrebbe collocato il 2,3% dell’Eni sul mercato inviando alle potenziali controparti l’invito a partecipare. Nero su bianco nelle mail girate tra gli operatori il prezzo, lo sconto rispetto alla quotazione di mercato (2,9%) e il fatto che il venditore istituzionale chiudeva completamente la sua posizione su Saipem. Esattamente 24 ore dopo, martedì 29 gennaio, il colpo di scena: Saipem con una conference call non programmata rivela numeri peggiori di qualsiasi aspettativa con 15 giorni di anticipo rispetto al 13 febbraio, la data stabilita per la pubblicazione dei conti. La doppia violazione delle tempistiche ha disorientato il mercato e, a quanto pare, sarà oggetto dell’incontro di lunedì in Consob. Perché lasciar passare solo 24 ore dal piazzamento? Non è la prima volta che simili deal sono seguiti da cattive notizie, ma le società interessate fanno passare qualche settimana prima di darle. Perché non aspettare il giorno delle comunicazioni ufficiali visto che mancavano solo due settimane? Così, insieme al crollo e alle indagini, va in onda la ridda dei perché e la caccia al misterioso venditore. Che cosa sapeva? E da quando?
L’invito alla vendita non lascia dubbi sul fatto che fosse uno solo: institutional seller, la mail ricevuta dagli operatori si esprime al singolare. Potrebbe essere un big che si è avvalso della facoltà di segnalare le partecipazione solo dopo il superamento del 5%. Come BlackRock, che non compare più nelle comunicazioni e non commenta. Al contrario di Fidelity, secondo azionista del gruppo, che si è chiamato subito fuori. Ma potrebbe anche essere qualcuno che ha comprato e venduto prima che scadessero i cinque giorni necessari per la comunicazione.

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