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Già 100mila i documenti digitali

Il clima tra avvocatura e Governo certo è cambiato. Le tensioni si sono un po’ stemperate e la via della riforma appare meno impervia. E ieri l’inaugurazione dell’anno forense lo ha testimoniato. A partire dal messaggio inviato dal Presidente della repubblica Giorgio Napolitano che sottolinea il ruolo di «propositivo e costruttivo» assunto «oggi» dall’avvocatura, che «ha saputo instaurare con il ministro quel clima di leale e fattiva collaborazione che ho sempre auspicato». Allontanate le nubi dell’amministrazione Cancellieri, il presidente del Cnf Guido Alpa ha rivendicato i successi senza nascondere i problemi e i temi (tanti) rimasti in agenda da affrontare.
E tra i successi non può non essere contabilizzata anche la collaborazione degli avvocati sul fronte del processo telematico, partito su scala più ampia dallo scorso 30 giugno. A corroborare con i dati c’è stato l’intervento del ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha sottolineato come nel periodo 1-14 luglio siano stati più di 41.000 i depositi di atti in formato digitale. Tra questi poco più di 9.200 ricorsi per decreto ingiuntivo, ma soprattutto 12.000 memorie interne al processo. A testimonianza che i legali si sono mossi. A questi numeri si aggiungono poi circa 60.000 depositi effettuati dai magistrati.
Alpa ha sottolineato che l’anno trascorso, ha segnato «un’autentica svolta per la professione forense», pur in un contesto di grave crisi che ha visto calare del 30% il reddito complessivo della categoria.
Sono stati 14 i regolamenti attuativi della nuova disciplina dell’ordinamento professionale forense (legge 247/2012), entrata in vigore nel febbraio 2013, approvati dal Cnf nel confronto con le altre componenti dell’avvocatura, come richiesto dai «principi di democrazia rappresentativa». È stato approvato anche il nuovo Codice deontologico (in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale). Il Cnf è stato confermato dalle Sezioni Unite della Cassazione come giudice speciale, la sua funzione giurisdizionale è coperta da riserva di legge.
Nel 2013 le decisioni disciplinari del Cnf, rese ancora secondo il vecchio sistema che verrà sostituito da quello introdotto dal nuovo ordinamento forense a partire dall’anno prossimo, sono state 219, di cui 83 per la sospensione temporanea dall’Albo. I provvedimenti di radiazione di avvocati dagli albi, provenienti dai Consigli dell’Ordine locale, hanno avuto una impennata consistente, passando dalla media di 4 negli ultimi anni a 19 nel solo 2013.
E la relazione di Alpa non fatto passi indietro su quello che resta un baluardo: la distinzione della professione forense nel mercato. Urgente dunque è la richiesta al ministro, di riaprire i termini della delega per la disciplina delle società tra avvocati, lasciati cadere dallo scorso Governo con una «scelta non condivisibile» e che deve esser rimediata nel più breve tempo possibile per garantire gli avvocati questa nuova opportunità.
Con la precisazione, tuttavia, che la possibilità di scelta tra diversi tipi societari con cui organizzare la propria attività «non implica la costituzione di un nuovo status di imprenditore all’avvocato»; non prevedere soci di puro capitale non iscritti all’Albo non è scelta “passatista” ma presidio dei valori di libertà e autonomia dell’avvocato nell’esercizio della sua «preziosa e delicata attività». Personalità della prestazione, contenuto di difesa dei diritti, prescrizioni deontologiche, sono fattori costitutivi di uno status non compatibile con quello di imprenditore. Il presidente ha sollecitato anche l’adozione delle regole ministeriali sulle modalità di elezione dei Consigli dell’Ordine e la soluzione della sorte degli Ordini presso i tribunali soppressi a seguito della nuova geografia giudiziaria.

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