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Ghizzoni: «UniCredit resta nel patto di Mediobanca»

UniCredit conferma l’adesione al patto di sindacato di Mediobanca, che continua a considerare come una quota strategica, e avvia il «disgelo» con la Carlo Tassara di Roman Zaleski aprendo a un nuovo piano di ristrutturazione. Al termine del cda di UniCredit di ieri, l’amministratore delegato Federico Ghizzoni ha spiegato che l’istituto «ha deciso di non esercitare il recesso e quindi il patto di Mediobanca si rinnova automaticamente per altri due anni, per quanto ci riguarda». Il motivo? «Abbiamo deciso di rimanere perché Mediobanca rimane una partecipazione strategica per noi», ha aggiunto Ghizzoni. Rimanere nel patto di Mediobanca per noi «vuol dire dare stabilità alla banca in questo momento di trasformazione», ha proseguito il banchiere spiegando che «il patto di Mediobanca è in evoluzione e lo è anche Mediobanca stessa, che ha scelto di ripuntare sul core business e uscire da una serie di partecipazioni. In questo contesto – ha osservato – abbiamo preferito andare avanti in questa direzione supportando la banca in questo momento di cambiamento». Quanto agli altri azionisti del patto, finora le uscite sicure dal patto di Piazzetta Cuccia, ha precisato Ghizzoni, sono quelle di Fondiaria-Sai e Generali, «al momento nient’altro».
Pochi giorni fa Carlo Pesenti, amministratore delegato di Italcementi (uno degli azionisti che ancora non ha confermato l’adesione al patto) aveva detto che tutti i patti di sindacato non hanno più senso. Meno tranchant sul tema è l’opinione di Ghizzoni: «che il patto sia utile o no non lo so, in tutti i paesi ci sono accordi di questo genere, non è un’anomalia solo italiana – ha concluso il banchiere quello che è certo è che noi siamo e rimarremo azionisti stabili».
In merito al dossier che riguarda il rifinanziamento del debito della Carlo Tassara di Carlo Tassara, esposta per 2,25 miliardi di euro verso il sistema bancario italiano ma con un patrimonio netto inferiore di circa un miliardo rispetto ai debiti, si intravedono segnali di schiarita dopo la dura presa di posizione di inizio agosto.
Dal finanziere franco-polacco sono arrivate delle aperture alle richieste perentorie presentate da Piazza Cordusio. Restano alcuni nodi da sciogliere, in particolare per quanto riguarda la governance della Tassara: se Zaleski ha dato la sua disponibilità ad un cda di indipendenti non c’è ancora accordo su quanti consiglieri spettino alle banche (UniCredit aveva chiesto la maggioranza per gli istituti) e quanti alla proprietà. Disponibilità invece sarebbe arrivata alla richiesta di UniCredit di mettere tutto il patrimonio della Tassara a disposizione dei creditori, inclusi alcuni asset minori con valenza territoriale (che non verranno liquidati ma i cui proventi andranno a servizio del debito) mentre sulla proroga della moratoria Zaleski – che aveva chiesto tempo fino al 2017 – dovrà accontentarsi di due anni, liquidando i suoi asset entro la fine del 2015.

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