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Ghizzoni: “Aiuteremo le imprese acquistando 10 miliardi di crediti”

Unicredit è pronta ad acquistare dalle imprese i crediti nei confronti della pubblica amministrazione: «Abbiamo un plafond di 10 miliardi per queste operazioni ma è stato utilizzato poco perché le pubbliche amministrazioni non certificano i loro debiti. Se con le norme annunciate le certificazioni arriveranno non avremo problemi a rilevare quei crediti». L’amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni, a due giorni dalla presentazione dei risultati del bilancio 2013 e del nuovo piano industriale, parla dei problemi aperti e delle prospettive del gruppo. Tra le situazioni più delicate per il sistema industriale indica l’Ilva. «E’ una società robusta patrimonialmente — dice — ma comincia ad avere qualche tensione nella liquidità. Bisogna trovare una soluzione in tempi rapidi e far partire il piano di investimenti perché se l’Ilva finisse male i suoi effetti indiretti sul sistema sarebbero assai rilevanti, per l’indotto ma anche per molte imprese italiane che dovrebbero importare l’acciaio con costi superiori anche del 20 per cento».
Su Alitalia invece è tranquillo?
«La decisione di sostenerla è stata difficile perché c’era il rischio che la compagnia potesse reggere davvero poco. Ora la situazione è cambiata, se i colloqui con Etihad si concluderanno positivamente il problema strategico della compagnia sarà risolto. Il rapporto con le banche non è stato per il momento ancora affrontato».
Russia, Ucraina, Turchia, alcuni dei paesi nei quali siete presenti vivono in una pericolosa instabilità, cosa rischiate?
«Per l’Ucraina abbiamo già ac-cantonato oltre 600 milioni, la nostra esposizione è limitata allo 0,4 per cento del totale dei crediti del gruppo e stiamo valutando la cessione. La Russia ha contribuito con 500 milioni al risultatodi gruppo ed èrilevante anche per l’attività di credito, ma siamo lì da 25 anni e ne abbiamo già viste molte. Com unque metterei la firma se avessimo cinque anni come quelli trascorsi. In Turchia ci sono tensioni politiche e si prevede un rallentamento nella seconda metà dell’anno ma noi stiamo continuandoad investire».
Unicredit chiude il 2013 in rosso per 14 miliardi avendo svalutato gli avviamenti e accantonato 13,7 miliardi al fondo rischi su crediti. E’ stata una mossa preventiva in vista della revisione sulla qualità degli attivi appena avviata dalla Bce?
«Quello è un fattore ma non l’unico né il principale. La decisione di riportare la copertura dei rischi ai livelli pre-crisi, e ai livelli più alti in Europa, è legata soprattutto alla volontà di avviare un ciclo nuovo. Abbiamo voltato pagina, la banca è molto solida per capitale e liquidità e nel 2014 stiamo già tornando a produrre utili. Nell’ultimo anno i nostri crediti deteriorati sono cresciuti dell’11 per cento rispetto al 20 per cento del sistema nel suo complesso ma soprattutto abbiamo visto che nell’ultimo trimestre quella crescita si è ridotta allo 0,2 per cento, segno che si sta stabilizzando. Usciamo quindi dal periodo peggiore e cominciandone un altro vogliamo farlo nella maniera più vitale possibile: il nostro piano prevede di incrementare il credito erogato di 80 miliardi ».
Come finanzierete il capitale di vigilanza necessario per aumentare il credito mantenendo i parametri previsti da Basilea 3?
«Con l’autofinanziamento. Nell’arco del piano prevediamo di avere utili per un ammontare pari a 400 punti base rispetto all’attivo: per metà o poco più li distribuiremo agli azionisti, per un quarto andranno ad aumentare il credito e il resto aumenterà il patrimonio. Oggi abbiamo un patrimonio di vigilanza pari al 9,4 per cento dell’attivo, che salirà a 9,7 con la quotazione di Fineco ed eventuali altre operazioni, nel 2016 saremo al 10 per cento, dopodiché potremo decidere di aumentarlo ma sarà una nostra scelta».
Avete deciso di creare una unità speciale per gestire i crediti deteriorati, è una sorta di bad bank interna?
«Più che altro è una scelta funzionale. Noi abbiamo 30 miliardi di sofferenze conclamate, altri 26 di crediti deteriorati e una ulteriore trentina di miliardi di crediti oggi in bonis ma che richiedono un’attenzione particolare. Questa parte del nostro portafoglio richiede una gestione dedicata e specialistica che ha l’obiettivo di ridurlo, incassando quello che si riesce dalla parte in sofferenza e cercando di migliorare la qualità del rischio per tutto il resto anche aiutando i clienti a superare difficoltà temporanee. E’ una attività diversa da quella che deve fare il resto della banca chedeve invece dedicarsi allo sviluppo ».
Quale sarà l’effetto dell’Unione Bancaria sui vostri conti?
«E’ difficile valutare, sappiamo che nel 2012 la crisi del mercato interbancario ha determinato per noi maggiori costi lordi per 250 milioni di euro. Ma quello che ci aspettiamo dall’Unione Bancaria più che l’aumento dei margini è una migliore circolazione della liquidità, che dovrebbe rendere più omogenei i tassi dell’area a livelli più bassi con un miglioramento delle condizioni per le imprese italiane ».
Cosa prevede per l’economia?
«In Germania la crescita sarà superiore al 2 per cento, con vantaggi per tutti perché trascinerà anche gli altri paesi. In Italia la stabilizzazione c’è ma la piccola ripresa non è sufficiente a rilanciare consumi e investimenti e ad assorbire la disoccupazione, ci vorrà del tempo e si dovrà fare di più».
Che giudizio dà dei provvedimenti annunciati da Matteo Renzi?
«Vanno nella direzione giusta, ma ora contano la rapidità e la qualità dell’implementazione. Le resistenze sono molte, direi troppe per un paese che ha bisogno di cambiare e rimettersi in moto».
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