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Gestori cauti ma ottimisti sul rally di fine anno

Tra gli addetti ai lavori di Wall Street è definito il rally di Santa Claus. Le settimane intorno a Natale sono solitamente positive sui mercati azionari. Il mese di dicembre rappresenta infatti quello più favorevole agli investitori: in più di un secolo il Dow Jones ha chiuso in positivo oltre il 70% delle volte. Ma sappiamo molto bene che sull’azionario non ci sono certezze e soprattutto non ci sono pasti gratis.
Cosa succederà durante il mese appena iniziato? L’opinione dei gestori è moderatamente favorevole in un anno contrassegnato da grandi difficoltà nelle scelte di portafoglio. Fino a oggi infatti sono veramente pochi i listini azionari ad avere un segno positivo: in sostanza si salva solo l’America. Detto questo il G-20 del fine settimana ha portato un po’ di ottimismo e sui fondamentali le Borse nel breve appaiono ancora interessanti.
«La discesa dei mercati negli ultimi mesi è avvenuta con utili in aumento – spiega Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs Wm Italia -. La compressione del multiplo prezzo/utili evidenzia oltre un 10% di sconto rispetto alle medie storiche a livello globale. Questo è alquanto inusuale in una fase avanzata del ciclo ed è dovuto alle nuove strategie delle banche centrali e al rischio politico legato al protezionismo, all’Italia e alla Brexit. Il G-20, un possibile accordo per la Brexit e un atteggiamento più morbido del governo italiano arrivano in un momento particolare e forniscono uno spunto per un recupero delle borse. Ci aspettiamo che l’azionario faccia abbastanza bene nell’arco di qualche mese. Abbiamo preferenza per l’azionario globale, la strategia più diversificata in assoluto».
La pausa sulla guerra commerciale Usa-Cina, l’intesa Russia-sauditi sui tagli al greggio in vista del meeting Opec e le rassicurazioni dell’Italia sul bilancio non risolvono però i problemi strutturali nel medio termine. «La nostra view – commenta Monica Defend, chief strategist Amundi – è stata maturata da quest’estate. Il rally di fine anno ci sarà ma temporaneo, senza dimenticare che il ciclo finanziario è maturo. L’andamento di ottobre e novembre sulle Borse non è stato giustificato dai fondamentali. Pur avendo un’esposizione al rischio contenuta, abbiamo pensato di rimanere esposti sull’azionario sia all’America che alla Cina. Alla luce dell’esito del G20, che nulla cambia alle prospettive future, i due giganti hanno preso una pausa ma il problema strutturale delle regole commerciali resta aperto».
Il mercato era reduce da settimane molto volatili e aveva bisogno di rassicurazioni, così è stato. «Gli eventi del fine settimana – dice Marco Piersimoni, senior portfolio manager Pictet Am – sono incoraggianti. Il mercato tra ottobre e novembre è sceso per i timori del commercio mondiali, l’orientamento della Fed e le tensioni in Europa. La Fed ha ammorbidito i toni, sul commercio è arrivata dichiarazione incoraggiante almeno dal lato Usa. Si prende tempo e questo allevia tensioni sui mercati. In Italia le cose stanno forse prendendo piega diversa. I mercati stanno recuperando il 5% dai minimo e possono fare almeno altri 4-5 punti da qua a fine anno. Il tema di fondo è però che stiamo andando verso un rallentamento macro, molto evidente in Europa. Non ci sono motivi di grande entusiasmo per il 2019. A mio avviso i paesi emergenti sono quelli che dovrebbero trarre maggiore vantaggio. Il cocktail delle ultime notizie favorisce decisamente quest’area».

Andrea Gennai

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