Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I gestori: il biglietto verde si rafforzerà, ma l’euro può contare sul Recovery

In generale, l’idea di gestori e analisti è che nei prossimi mesi il dollaro si muova al rialzo, seppur in maniera discontinua. Gli operatori, tuttavia, sottolineano come le prospettive di recupero dell’Europa possano aiutare l’euro nel medio termine. Nel breve periodo, comunque, gli scenari economici che cercano di inquadrare la staffetta tra Europa e Stati Uniti propendono per la ripresa della valuta a stelle e strisce, sospesa tra una crescita economica significativa, l’aumento dell’inflazione e i dubbi sulla politica monetaria della Fed.

«A breve sarà facile assistere a un nuovo rafforzamento del dollaro – sostiene Luciano Turba di AssiomForex -, dovuto alla maggiore velocità di ripresa dell’economia Usa rispetto a quella europea grazie al fatto che sono più avanti sulla lotta alla pandemia. I dati macro europei stanno anch’essi migliorando, ma solo marginalmente, perché pesano le incertezze sul piano vaccinale e per lockdown a macchia di leopardo».

Il fatto che l’economia globale si stia riprendendo dal peggior crollo economico dagli anni ’30 e che qualsiasi decisione di investimento dipenderà dall’evoluzione del dollaro è il punto di partenza nelle considerazioni di Monica Defend, Global Head of Research di Amundi . «Attualmente le forze a medio e breve termine sono disallineate, suggerendo un ambiente difficile per il dollaro – afferma -. Nel breve termine, gli stimoli fiscali stanno creando un premio alla crescita degli Stati Uniti rispetto al resto del mondo, suggerendo che gli afflussi internazionali di capitale dovrebbero rimanere ancorati alle attività in dollari. Ci aspettiamo che questo effetto prevalga e compensi qualsiasi preoccupazione per gli squilibri statunitensi». Secondo Defend questo dovrebbe mantenere il dollaro nell’intervallo 1,16-1,18 alla fine del 2021. «Tale tendenza – prosegue – dovrebbe però essere irregolare, poiché qualsiasi consolidamento dei tassi Usa potrebbe causare un indebolimento del dollaro. Ci aspettiamo che le valute a basso rendimento – franco svizzero e yen giapponese – siano deboli rispetto al dollaro, mentre le valute legate alle materie prime potrebbero sovraperformare il dollaro e invertire tale tendenza non appena le aspettative di inflazione si stabilizzeranno». Lo scenario delineato nel medio termine da Defend è che le enormi iniezioni di liquidità e il deterioramento della posizione fiscale Usa penalizzino il dollaro «puntando a un deprezzamento e forse anche un sell-off, sulla base di un’erosione della fiducia degli investitori» conclude.

La premessa di Silvia Dall’Angelo, senior economist per la divisione internazionale di Federated Hermes è che da inizio anno il dollaro si sia rafforzato molto per la divergenza tra le prospettive di ripresa per l’economia americana e quella europea, che a loro volta si misurano in base alle differenze nel progresso dei rispettivi programmi di vaccinazione e di stimolo fiscale. «Il dollaro rimarrà probabilmente sostenuto nei prossimi mesi – spiega l’esperta – e il cambio con l’euro potrebbe chiudere il 2021 a un livello simile a quello di inizio anno, circa 1,22, anche se verso fine anno le dinamiche dovrebbero cambiare». Il differenziale nelle aspettative di crescita tra Usa e zona Euro dovrebbe quindi ridursi, visto che il programma di vaccinazione europeo dovrebbe accelerare e i primi fondi del Recovery fund dovrebbero essere stanziati nella seconda metà dell’anno. «Un possibile annuncio di tapering da parte della Fed intorno metà anno – prosegue – potrebbe inoltre dare nuovo slancio al dollaro ma la retorica della Fed dovrebbe rimanere cauta, limitando il rafforzamento della valuta. Inoltre, a fine 2020 la Fed ha adottato una nuova strategia di average inflation targeting, che si tradurrà in una politica monetaria più accomodante rispetto alla Bce. Anche il marcato disavanzo delle partite correnti combinato a un deficit di bilancio record, dovrebbe validare la debolezza del dollaro».

Antonio Anniballe, portfolio manager di Gam (Italia) Sgr, ritiene che sull’euro-dollaro agiscano forze contrastanti e che la parità del potere d’acquisto segnali una netta sopravvalutazione del biglietto verde. «Tuttavia, negli ultimi mesi – spiega -, la chiusura di posizioni pro-euro da parte degli operatori, a seguito di dati economici Usa molto positivi, ha favorito il recupero della valuta Usa. Riteniamo che nel medio termine, dopo la correzione fisiologica cui stiamo assistendo, l’uscita più rapida degli Usa dalla crisi pandemica e misure monetarie “estreme” offriranno nuova spinta al dollaro».

«Ci aspettiamo un graduale apprezzamento del cambio euro/dollaro nel prossimo trimestre a seguito dell’accelerazione della campagna di vaccinazione europea e dell’allentamento dei lockdown». È la posizione di Gene Frieda, il global strategist di Pimco, convinto che durante il primo trimestre il mercato sia diventato troppo pessimista sulle prospettive di ripresa europea, mentre la ripresa più rapida è una condizione preliminare per l’apprezzamento del cambio euro/dollaro. «Ci aspettiamo che il driver principale nel corso dell’anno -prosegue Frieda – sia l’evoluzione delle aspettative di crescita e inflazione negli Stati Uniti e i loro effetti sul pricing dei tassi di interesse della Fed». Il mercato obbligazionario ha già scontato dati statunitensi molto forti per i prossimi trimestri, stabilendo una soglia più elevata per un ulteriore movimento verso l’alto dei tassi Usa. «Tuttavia – conclude -, ci aspettiamo che i tassi alla fine si spingeranno più in alto, ampliando il divario rispetto alle loro controparti europee».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Bce si libera le mani per tenere i tassi ai minimi ancora a lungo, nella sfida decennale per cen...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vivendi fa un passo indietro in Mediaset, e Fininvest uno in avanti nel capitale di Cologno monzese...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La riforma fiscale partirà con il taglio del cuneo, cioè la differenza tra il costo del lavoro e ...

Oggi sulla stampa