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Come gestire i crediti nei fallimenti

In presenza di una procedura fallimentare, non è possibile cancellare il credito (valutato al presunto valore di realizzo) fino al momento della chiusura della suddetta procedura, a meno che non si rinunci al suo incasso.Fuori da tale principio generale, nel caso in cui la procedura concorsuale abbia avuto luogo tra la data di chiusura dell’esercizio e quella di formazione del bilancio, occorre riferirsi alle casistiche di cui al documento Oic 29. Per i fatti che evidenziano condizioni già esistenti alla data di riferimento del bilancio, ma che si manifestano solo dopo la chiusura dell’esercizio, infatti, occorre rilevare in bilancio una adeguata svalutazione del credito (e non una perdita) in quanto non si è ancora venuta a creare la certezza giuridica del mancato incasso, che si realizzerà solo con la chiusura della procedura concorsuale. Così, per esempio, se la Rossi S.r.l. presenta, alla data del 31/12/2018, un credito verso la Gamma S.r.l., dichiarata fallita a febbraio 2019, occorre procedere contabilmente alla svalutazione dell’intero credito oppure alla svalutazione della parte di credito non più recuperabile. Si ricorda che il termine entro cui il fatto si deve verificare perché se ne tenga conto è la data di formazione del bilancio, che nella generalità dei casi è individuata con la data di redazione del progetto di bilancio d’esercizio da parte degli amministratori. Tuttavia, se tra la data di formazione del bilancio e la data di approvazione da parte dell’organo assembleare si verificassero eventi tali da avere un effetto rilevante sul bilancio, gli amministratori debbono adeguatamente modificare il progetto di bilancio, nel rispetto del procedimento previsto per la formazione del bilancio stesso. Se sul piano contabile, quindi, vanno seguite le indicazioni dell’Oic 29, sul piano fiscale qualche dubbio è sorto alla luce del principio di derivazione rafforzata. In particolare, tornando all’esempio, si tratta di capire se la perdita possa essere già dedotta nel bilancio del periodo d’imposta 2018, «superando» i concetti previsti dall’articolo 101, comma 5 del Tuir secondo cui la deducibilità decorre solo «data della sentenza dichiarativa del fallimento», ovvero nell’esercizio 2019. Tale questione è stata oggetto di approfondimento da parte di Assonime (circolare 14/2017) che ha confermato l’impossibilità di procedere alla deduzione della perdita su crediti prima dell’anno in cui sia dichiarata la sentenza di fallimento. Vale la pena qui sottolineare che, una volta aperta la procedura di fallimento, l’individuazione dell’anno in cui dedurre la perdita su crediti deve avvenire secondo le ordinarie regole della competenza. In merito alla quantificazione della perdita deducibile, poi, poiché le disposizioni di cui all’articolo 101 del comma 5 del Tuir non dispongono regole particolari, l’Agenzia delle entrate (circolare 26/E/2013) ritiene applicabile il principio generale di derivazione da bilancio. In presenza di una delle procedure concorsuali, quindi, sarà deducibile una perdita su crediti di ammontare pari a quello imputato a conto economico (evidentemente inferiore o al massimo uguale al valore del credito). In altri termini, la perdita deducibile corrisponde a quella «stimata» dal redattore di bilancio e, quindi, non investe necessariamente l’intero importo del credito.

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