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Gestione del contante con rischi

Società di servizi sotto la lente della Banca d’Italia. L’esternalizzazione della gestione del contante da parte del sistema bancario (attività di contazione, autenticazione, selezione e custodia del contante ricevuto tramite i versamenti della clientela), con la conseguente estensione della filiera dei controlli è, infatti, uno dei fattori di rischio in materia di contrasto al riciclaggio.

Dovere delle banche, quindi, quello di incrementare le verifiche nei confronti delle società professionali a cui vengono affidati i servizi di circolazione del contante.

Questo l’allarme lanciato da Bankitalia, lo scorso 27 novembre, nel corso del convegno «Le società di servizi e l’azione di contrasto del riciclaggio in Italia» a cui hanno preso parte il ministero dell’interno, il ministero dell’economia e delle finanze, l’Unità d’informazione finanziaria, la Guardia di finanza, la Direzione investigativa antimafia, l’autorità giudiziaria e le associazioni di categoria delle società di servizi. A sottolineare i profili di rischio legati all’affidamento a terzi del servizio di gestione del contante, il responsabile della divisione verifiche antiriciclaggio e usura della Banca d’Italia, Michele Carofiglio.

In particolare, nel corso dell’incontro, è emerso come la prassi delle banche di affidare a società di servizi le attività di contazione, autenticazione, selezione e custodia del contante ricevuto tramite i versamenti della clientela (complessivamente gestione del contante) può, talvolta, essere un fattore di rischio che complica i controlli antiriciclaggio. Infatti, nonostante le società di servizi interessate siano in genere istituti di vigilanza privata autorizzati con licenza prefettizia, «è necessario che le banche adottino particolari cautele nella gestione dei rapporti con i soggetti cui l’attività è esternalizzata», ha evidenziato Carofiglio, «partendo dall’atto della scelta, fino al continuo esercizio del potere di controllo per verificare il corretto svolgimento dell’attività. L’esternalizzazione, infatti», ha concluso Carofiglio, «non spoglia la banca esternalizzante dalle proprie responsabilità e da ciò deriva un ampliamento della filiera dei controlli che rischia, talvolta, di essere fallace».

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