Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Gestione dei pagamenti sempre più onerosa

Difficile vendere ed è ancora più faticoso incassare. È un fare impresa tra gli ostacoli quello delle imprese italiane che si “muovono” con questi handicap. Zavorre che impattano sul capitale circolante e la marginalità. Sale così l’attenzione per la gestione del credito commerciale mentre vengono implementati nuovi processi per accelerare i tempi d’incasso e ridurre il rischio di insoluti. Ricorrendo a strategie che permettono di gestire i flussi di cassa senza dovere ricorrere al credito bancario. Prassi seguite da quattro imprese su dieci tra quelle che hanno accentuato l’attenzione nella gestione dei crediti.
Un modello tra i più seguiti è quello del processo “order to cash”, ciclo che copre tutte le attività dall’acquisizione dell’ordine fino all’incasso, con attività di raccolta di informazioni sui clienti, interventi sulle modalità di pagamento, solleciti e piani di rientro. Queste le evidenze chiave che emergono dall’Osservatorio Cribis D&B – Format sul credit management che ha monitorato la gestione e le prassi seguite da un campione di aziende con oltre 2,5 milioni di fatturato.
Best practice essenziali perché oltre tre imprese su quattro nell’ultimo anno sono incappate in almeno un insoluto contro il 73,8% della precedente rilevazione. Negli ultimi tempi si assiste inoltre al deterioramento dell’affidabilità dei clienti “storici”. L’Osservatorio evidenzia come un quarto delle imprese incappate in un insoluto questo era proveniente da clienti con un’anzianità superiore ai cinque anni di rapporto.
«È sempre più difficoltoso incassare e oggi è ancora più oneroso gestire i mancati pagamenti e i flussi di cassa – dice Marco Preti, Ad di Cribis D&B -. Tra solleciti e ritardi la somma di tutti questi “problemi” può arrivare ad incidere fino al 2% del fatturato». Cambia così il modello di vendita. «Non si vende più a chiunque e a tutti i costi ma solo dopo la verifica della solvibilità» rimarca Preti. Insomma una svolta radicale rispetto a qualche anno fa quando si gestivano abbastanza agevolmente i mancati pagamenti con il credito bancario. Per ridurre il rischio di vendere al cliente “sbagliato”, passo che può trascinare l’impresa in un gorgo, sempre più si ricorre alla raccolta di informazioni e alla richiesta di garanzie.
«Prima di spedire gli impianti chiediamo la lettera di credito di una primaria banca europea – dice Giancarlo Borghetto, respondabile finanza e banche del Gruppo Pavan media impresa che produce macchine per pastifici -. Per i clienti “storici” in difficoltà invece posticipiamo i tempi di consegna in attesa di ricevere gli strumenti di pagamento».
Ha invece imboccato la via dell’assicurazione dei crediti commerciali la Spi (produzione di serramenti). «Ricorriamo alle informazioni commerciali e all’assicurazione per timore dei ritardi – sottolinea Francesco Mangione alla guida della Pmi -. Può succedere anche di operare con un cliente non liquido assumendoci come imprenditori il rischio per non farlo passare alla concorrenza». Pesa poi sugli installatori la crisi dell’edilizia. «Ci sono state diverse revoche dell’assicurazione».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa