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Geronzi, Kellner e l’Isvap ecco il carteggio Generali

di Sergio Bocconi

MILANO — Il punto tre all’ordine del giorno del consiglio delle Generali convocato dal presidente Cesare Geronzi per il 6 aprile è la lettera che l’Isvap ha inviato a Trieste il 21 marzo. Documento che fa riferimento anche alla precedente corrispondenza e in particolare alla nota pervenuta il 20 dicembre 2010 dopo la riunione del consiglio del 16 dicembre. La lettera si divide in sostanza in due parti, la prima è relativa alle relazioni con il gruppo Ppf di Petr Kellner; la seconda alla corporate governance. Il capitolo dedicato alla joint venture con l’imprenditore ceco è stato ampiamente trattato nella nota informativa chiesta dalla Consob e fornita al mercato da Generali lunedì. Dalla lettera dell’authority sulle assicurazioni presieduta da Giancarlo Giannini emergono però alcuni spunti interessanti e che hanno sollecitato un inedito carteggio: cioè una lettera inviata da Kellner a Geronzi il 25 marzo e la risposta del presidente del 28. L’Isvap annota che dal verbale del consiglio del 16 dicembre, (che, come hanno riferito le cronache, è stato in buona parte dedicato alla risposta alla stessa Isvap e nel corso del quale il vicepresidente Vincent Bolloré è intervenuto più volte sull’accordo con Ppf), si ricava che Kellner ha ammesso difficoltà nel rispettare le linee guida e le politiche di investimento della società e in particolare il nuovo regolamento sulle transazioni con parti correlate che la società ha adottato di recente. Di conseguenza, si legge nel documento, il comitato esecutivo ha incaricato Perissinotto di fare una valutazione riguardo all’ipotesi di una risoluzione anticipata degli accordi con Ppf, con il supporto di Mediobanca. Kellner, nella lettera a Geronzi, precisa di non aver partecipato al consiglio del 16 dicembre. E sottolinea di non essersi lamentato su alcun regolamento di Generali che, secondo lui, aderisce ai più alti standard di corporate governance. L’imprenditore ceco aggiunge poi che evidentemente i problemi ai quali si fa riferimento nel verbale e quindi nella lettera dell’Isvap sono frutto di equivoci nella interpretazione di altre conversazioni, private e informali, con alcuni consiglieri nelle quali Kellner ha espresso perplessità circa l’efficienza di alcuni processi decisionali interni alla società, in particolare riguardo al sostegno alla missione strategica nella regione dell’Est Europa della joint venture Generali Ppf. Geronzi, il 28 marzo, risponde a Kellner di aver preso nota delle sue affermazioni circa l’inesistenza di lamentele per le norme che la compagnia è tenuta puntualmente a osservare, come emerge dalla lettera dell’Isvap che si rifà al verbale del consiglio del 16 dicembre trasmesso in visione al partner ceco il 28 gennaio. Il presidente di Generali fa poi riferimento al fatto che Kellner fa menzione di equivoci nella interpretazione di conversazioni private e sottolinea di prendere atto in modo favorevole della opportuna puntualizzazione, in conseguenza di possibili equivoci linguistici nei quali evidentemente sarebbero incorsi diversi consiglieri, stando a quanto dichiarato "de relato"in sedi collegiali. Il presidente del Leone conclude la lettera affermando di ritenere che tutti si debbano adoperare per superare eventuali fraintendimenti e incomprensioni, soprattutto quando riguardano gli interessi superiori della compagnia e il compito di chi partecipa alla formazione delle decisioni. E mentre cresce l’attesa per l’esito che potrà avere il consiglio del 6 aprile, ieri si è saputo che il vicepresidente Francesco Gaetano Caltagirone, che in questi giorni in mezzo alla polemica non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche, ha arrotondato ulteriormente la propria quota nel Leone portandola al 2,23%. È possibile che in vista del board si svolgano tutti i giorni incontri al vertice. A Milano ieri c’erano Geronzi e Perissinotto, Bolloré è venuto nel capoluogo lombardo per partecipare al comitato nomine di Mediobanca sulla lista dei sindaci di Generali da nominare in occasione dell’assemblea del 30 aprile. E all’uscita si è limitato a dire «non posso parlare» . Piazzetta Cuccia ha deciso di riproporre quelli uscenti già di sua nomina, Gaetano Terrin e Giuseppe Alessio Vernì. Lo statuto di Generali prevede la possibilità di una lista di minoranza. La volta precedente una lista di fondi coordinata da Assogestioni aveva portato alla nomina di Eugenio Colucci, che per legge è stato nominato presidente del collegio.

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