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Germania sull’orlo della recessione

L’economia dell’Eurozona rischia la terza caduta in recessione, la cosiddetta triple-dip recession, nel giro di sei anni dopo nuovi dati negativi, soprattutto dalla Germania. Il Governo tedesco ha tagliato nettamente le previsioni di crescita per quest’anno e il prossimo, ma non sembra per il momento disponibile ad adottare misure di stimolo fiscale, come viene chiesto dalle istituzioni internazionali e dai partner europei.
La produzione industriale nell’area euro è calata ad agosto dell’1,8%, più delle attese, dopo che la settimana scorsa la Germania aveva annunciato una caduta del 4,3%, in parte dovuta a fattori stagionali. Ma quel che ha più colpito i mercati ieri è stata l’entità del taglio alle previsioni ufficiali e il crollo della fiducia degli investitori e analisti tedeschi, illustrata dall’indice Zew.
Il Governo ha annunciato che l’economia crescerà quest’anno dell’1,2%, contro l’1,8% stimato ad aprile scorso. Nel secondo trimestre il prodotto interno lordo si è contratto dello 0,2% e una caduta anche nel terzo trimestre, il che farebbe entrare la Germania in recessione tecnica, non è stata esclusa dal Clemens Fuest, uno dei “saggi” economici che consigliano il Governo e direttore del centro studi Zew di Mannheim. Nel 2015, la ripresa sarà minima: il ministero dell’Economia prevede ora una crescita dell’1,3%, contro il 2% indicato ad aprile. Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble da Lussemburgo ha parlato di calo «temporaneo», e quello dell’Economia, Sigmar Gabriel, nel presentare le previsioni, ha affermato che «non c’è nessuna ragione per modificare la linea di politica economica, di bilancio e sociale del Governo». Il Governo resta fermo al suo progetto di bilancio che per il 2015 prevede il pareggio, per la prima volta dal 1969, un risultato che Schaeuble vede come il suo passaporto per entrare nella storia dell’economia tedesca. E che ha l’appoggio di entrambi i partiti della coalizione, i democristiani del cancelliere Angela Merkel e dello stesso Schaeuble, e i socialdemocratici di Gabriel, e della larga maggioranza dell’opinione pubblica. Di certo, non è prossima ad ammorbidirsi l’opposizione tedesca alle misure della Bce già annunciate, come l’acquisto di titoli del settore privato, e tanto meno a quelle che potrebbero esserlo nei prossimi mesi, come l’acquisto di titoli pubblici.
Gabriel ha parlato dell’impatto di fattori esterni come le sanzioni alla Russia e la debolezza dell’area euro e notato che la domanda interna tiene (anche se è stata a sua volta ridimensionata sia per il 2014 sia per il 2015 di circa mezzo punto percentuale). E ha anche sostenuto che un aumento del debito della Germania non aiuterebbe la crescita in Italia, Francia, Spagna e Grecia. Francia e Italia sono stati individuati dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, in un discorso, come i «bambini problematici» dell’Eurozona e Parigi in particolare segnalata per la sua decisione di non rispettare le regole europee di bilancio.
Oltre alle previsioni del Governo, l’indice Zew pubblicato ieri mostra che la Germania a sua volta non è esente da problemi. La valutazione di investitori e analisti sulle condizioni attuali dell’economia è scesa a 3,2 a ottobre, da 25,4 a settembre. Ma sono soprattutto le aspettative sul prossimo futuro a crollare, scendendo in territorio negativo (-3,6) per la prima volta da due anni a questa parte, dopo il +6,9 di settembre. È il decimo calo mensile consecutivo di questo indicatore. Nell’ultima settimana, sono state pubblicate cifre che mostrano difficoltà per le esportazioni, per gli ordini all’industria e la produzione industriale, in parte influenzate dal calendario delle vacanze. Fuest ritiene tuttavia che, in caso di recessione, questa dovrebbe essere di breve durata.

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