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Germania spaccata sull’autonomia della Bce

Più di diciassette ore di discussione in due giorni di udienza e le posizioni della Banca centrale europea e della Bundesbank sul piano Omt della Bce per l’acquisto di debito dei Paesi dell’Eurozona in difficoltà sono rimaste agli antipodi. Il presidente della Banca centrale tedesca, Jens Weidmann, ha di fatto chiesto che vengano messi limiti all’azione della Bce per evitare rischi alla stabilità, il consigliere dell’Eurotower, Jörg Asmussen, ha sostenuto che la banca europea agirà in piena indipendenza sulle operazioni, un «normale strumento di politica monetaria».
La Corte costituzionale tedesca ha chiuso ieri il dibattimento sulla legittimità del piano lanciato lo scorso settembre e che ha contribuito in modo decisivo a calmare i mercati finanziari quando l’euro era al collasso. La sentenza degli otto giudici di Karlsruhe non è attesa prima di settembre, presumibilmente dopo le elezioni politiche del 22. Una bocciatura delle Omt, ma anche una sua messa in discussione da parte della Corte, insieme all’incertezza creata dal caso, possono minare l’impatto che la Bce ha avuto sui mercati e ridar fiato alla crisi.
L’atteggiamento dei giudici in aula, ammantati nelle caratteristiche toghe rosse, è stato sibillino, anche se dal tono delle domande e dalla scelta di sei esperti, cinque dei quali schierati notoriamente contro la Bce, si poteva individuare una certa sintonia con le preoccupazioni della Bundesbank. Il presidente della Corte, Andreas Vosskuhle, ha ammesso che le Omt possono essere una buona via di mezzo e che molte precauzioni sono state prese per assicurare che la Bce operi senza tradire il suo mandato, ma ha osservato che non sempre le promesse dei Paesi per ottenere l’intervento della Bce potranno essere mantenute.
Weidmann e Asmussen, vecchi compagni di università e poi colleghi nelle alte sfere del Governo tedesco, hanno ostentato cordialità, arrivando insieme in aula e, seduti uno a fianco all’altro, scambiandosi spesso osservazioni e battute. In realtà, la Banca centrale tedesca, messa in minoranza nel consiglio della Bce su tutte le decisioni anti-crisi importanti degli ultimi tre anni (sulle Omt, Weidmann è stato l’unico a votare contro), ha scelto una dura battaglia legale come ultima barricata per il suo dissenso (anche se formalmente il ricorso contro le Omt è stato presentato da altri e sottoscritto da 35mila cittadini tedeschi). Resta da vedere quali ripercussioni questo ennesimo strappo avrà sui rapporti interni alla Bce e sulla credibilità esterna delle due istituzioni, anche dopo la sentenza di Karlsruhe.
Weidmann ha chiesto esplicitamente limiti all’azione della Bce per evitare «rischi alla stabilità». La possibilità di interventi illimitati non è a suo parere coerente con il mandato della Bce, fissato dai Trattati europei. Il capo della Buba ritiene che ci siano problemi di credibilità e rischi per la stabilità. E ha affermato anche che il vero problema delle Omt è che l’obiettivo è ridurre il premio al rischio di insolvenza di alcuni Stati dell’Eurozona.
La Corte non ha poteri diretti sulla Bce, istituzione europea, ma potrebbe chiedere al Governo e al Parlamento tedesco una revisione dei Trattati per imporre limiti alla Bce. Asmussen ha ammonito che una richiesta di modifica indurrebbe altri Paesi, che non condividono la visione della Germania, a chiedere altri cambiamenti. Ha anche ripetuto quanto affermato dal presidente Mario Draghi, e cioè che non è nelle intenzioni della Bce prevenire l’insolvenza degli Stati. E che la banca deciderà in piena indipendenza se, quando e quanto comprare.
Il coro degli esperti è stato quasi uniformemente critico. Hans-Werner Sinn, presidente dell’istituto Ifo, ha sostenuto, senza precisare come calcola questa cifra, che potenzialmente la Bce si troverà a intervenire per 2mila miliardi di euro. La Bce, anche se si è dichiarata pronta ad acquisti illimitati, ha osservato nella memoria presentata alla Corte che l’intero ammontare di titoli di Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo con scadenza inferiore a tre anni (quelli compresi nelle Omt) è di 524 miliardi.
Sia Sinn, sia Clemens Fuest, presidente del centro studi Zew, hanno affermato che il piano della Bce viola la sovranità di bilancio del Bundestag, in quanto espone il contribuente tedesco a rischi non accettati esplicitamente dal Parlamento. Si tratta del punto principale sul quale presumibilmente la Corte dovrà decidere. Dovesse rimandare il caso alla Corte europea di giustizia, come sarebbe più logico, sarebbe una sorpresa, dato che Karlsruhe non si è mai piegata a questo primato. Fuori campo, in due interviste, il direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde, e il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, hanno sostenuto le ragioni della Bce, che martedì avevano ottenuto l’appoggio del Governo tedesco.

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