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Germania, segnali di frenata dall’industria manifatturiera

L’inatteso calo dell’indice Pmi per il mese di aprile segnala una contrazione dell’attività del settore privato e un peggioramento della recessione nell’area dell’euro. L’indebolimento del dato sul settore manifatturiero tedesco mostra come la frenata del resto d’Europa abbia colpito anche una delle aree finora ritenute più solide nell’eurozona.
L’indice Pmi è il risultato di un sondaggio fra i responsabili degli acquisti delle imprese nelle principali economie europee ed è un indicatore molto seguito da operatori di mercato e autorità. Ad aprile, l’indice complessivo è sceso dal 49,1 di marzo al 47,4, mentre i mercati finanziari si aspettavano un leggero aumento. Si tratta del dato più basso degli ultimi cinque mesi e il terzo ribasso mensile consecutivo. Un numero sotto 50 indica una contrazione dell’attività.
Nel solo settore manifatturiero l’indice è sceso a 46, da 47,4, al punto più basso da quasi tre anni a questa parte. Ha colpito i mercati soprattutto il brusco calo del dato relativo al settore manifatturiero in Germania, sceso da 48,4 in marzo a 46,4. Ancora nel gennaio scorso, l’indice si collocava a 51, facendo ritenere che l’economia tedesca avrebbe potuto evitare una recessione, dopo la piccola contrazione del prodotto interno lordo dello 0,2% nel quarto trimestre 2011. Ora invece la cifra del settore manifatturiero è piombata ai livelli visti per l’ultima volta nel luglio 2009, in piena recessione prodotta dalla crisi finanziaria. Il miglioramento del commercio con gli Stati Uniti e l’Asia non è bastato a compensare l’indebolimento della domanda nel resto d’Europa. Il dato peraltro contrasta con quello positivo pubblicato venerdì scorso dall’Ifo, il centro studi di Monaco di Baviera. L’economia tedesca ha poi ricevuto ad aprile l’impulso del settore dei servizi. L’indice Pmi dei servizi in Germania è aumentato da 52,1 a 52,6, un segnale di tenuta della domanda interna, favorita dal buon andamento dell’occupazione.
I dati diffusi ieri da Markit, la società che effettua il sondaggio, mettono in dubbio l’analisi di diversi economisti e della Banca centrale europea secondo cui l’economia dell’eurozona si avvia a una ripresa graduale. Il presidente della Bce, Mario Draghi, e diversi altri membri del consiglio dell’Eurotower hanno respinto nei giorni scorsi a Washington le sollecitazioni del Fondo monetario perché la politica monetaria sia di sostegno alla crescita, attraverso un’ulteriore riduzione dei tassi d’interesse o la ripresa di misure cosiddette non convenzionali, come l’acquisto di titoli pubblici dei Paesi in difficoltà (i quali, secondo Markit, stanno subendo anche l’impatto negativo delle azioni di austerità fiscale) o altre operazioni di rifinanziamento a lungo termine alle banche.

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