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Germania, l’economia rallenta

L’economia tedesca crescerà quest’anno meno del previsto. Il governo ha formalizzato ieri la revisione al ribasso delle stime del Pil per il 2015 – dall’1,8 all’1,7% – lasciando però invariate all’1,8% quelle del 2016. Lo ha annunciato il vicecancelliere Sigmar Gabriel, che è anche ministro dell’Economia, attribuendo la correzione al calo della domanda internazionale, in particolare nei mercati emergenti, e al rallentamento della Cina. Gabriel ha voluto minimizzare gli effetti finali che questi fattori “esogeni” avranno sulla Germania poiché la «forte dinamica dei consumi interni» continuerà a fare da contrappeso a quella più debole delle esportazioni.
Il dato non incorpora, almeno per ora, l’effetto Volkswagen, come invece era accaduto martedì con il crollo dell’indice Zew sulla fiducia degli analisti finanziari. Una valutazione in merito è prematura poiché non è ancora chiara l’ampiezza del piano di riduzione degli investimenti (il gruppo di Wolfsburg aveva previsto una cinquantina di miliardi nei prossimi cinque anni solo in Germania). Gabriel nell’annunciare le nuove stime ha preferito concentrarsi su quella che il governo ritiene la grande sfida dei prossimi anni, vale a dire la gestione dei flussi migratori in arrivo dai Paesi in guerra, Siria in particolare, e l’integrazione dei rifugiati nel tessuto economico e sociale del Paese. La Germania nei mesi scorsi si è dichiarata pronta ad accogliere quest’anno tra gli 800mila e il milione di rifugiati, una svolta storica per un Paese che fino al 2001 non aveva mai avuto una legge organica sull’immigrazione.
Nel presentare il rapporto d’autunno il vicecancelliere ha aggiunto che in seguito al grande afflusso di migranti, il Governo prevede un leggero aumento della disoccupazione, nel 2016, di circa 60mila unità. Si tratta di un’inversione di tendenza, dopo anni di riassorbimento costante dei disoccupati nel mercato del lavoro. Ancora per quest’anno Berlino stima una riduzione complessiva di 100mila unità.
I principali istituti di ricerca economica del Paese nei giorni scorsi hanno messo in evidenza l’effetto positivo, sul medio-lungo termine, che l’afflusso avrà sull’economia tedesca. Anche nel breve, le maggiori spese che il governo sta sostenendo e sosterrà per la gestione dell’emergenza avrà l’effetto di un piccolo programma congiunturale che dovrebbe sentirsi già dal prossimo anno.
Il ministro ha tuttavia precisato che i benefici sull’economia dipenderanno in larga parte dal processo di integrazione dei flussi nel mercato del lavoro tedesco, fornendo l’istruzione e le competenze professionali necessarie a un’industria che in ampi settori produttivi lamenta da almeno un decennio una carenza di manodopera qualificata.
La nuova politica del Governo sull’immigrazione ha suscitato reazioni controverse nell’opinione pubblica tedesca. La popolarità personale di Angela Merkel è in forte calo e all’interno della stessa Cdu sta crescendo la fronda contro la cancelliera. Ieri la Bild ha riferito di una lettera firmata da 126 esponenti di primo piano del partito di maggioranza, «una lettera di fuoco» contro la politica «delle frontiere aperte».
Secondo il quotidiano popolare solo una settimana fa i firmatari erano 34, stavolta hanno aderito alla protesta figure importanti a livello regionale. Il prossimo passo potrebbe essere un’adesione massiccia di rappresentanti del Bundestag.
La principale richiesta contenuta nella lettera riguarda il rinvio immediato ai Paesi di origine dei profughi provenienti dai Paesi cosiddetti sicuri, in base alla legge sul diritto d’asilo.
Gli stessi firmatari premono anche perché i richiedenti asilo già residenti in Germania ma registrati all’ingresso in altri Paesi vengano rinviati in questi Paesi nel giro di poche settimane.
A favore invece della svolta di Angela Merkel sull’immigrazione si è espresso senza mezzi termini in un articolo su Die Zeit il capo economista di Deutsche Bank, David Folkerts-Landau, secondo il quale la Germania in questo modo potrà diventare «il motore di una rinascita culturale e scientifica».

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