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Germania e Ucraina spaventano le Borse

La settimana finanziaria si apre male per le Borse. E, come spesso accade ultimamente quando prevale l’Orso sui mercati azionari, è Milano a vestire la maglia nera. Infatti il Ftse Mib di Piazza Affari ha ceduto l’1,48% contro lo 0,87% medio europeo sintetizzato dall’indice Eurostoxx. È andata male anche Francoforte (Dax 30 a -1,1%) dopo che la Bundesbank ha evidenziato il rallentamento dell’economia tedesca nel secondo trimestre del 2014 (Pil fermo, si veda articolo nella pagina accanto). Se la principale economia europea ristagna (nonostante un surplus delle partite correnti pari al 7,5% del Pil) nell’anno che era stato dipinto da molti istituti sovranazionali come quello della ripresa, il sentiment degli operatori rischia di incrinarsi. I dati macro non confortano neanche nella lettura italiana: nel mese di maggio l’indice destagionalizzato degli ordini all’industria è sceso del 2,1% rispetto al +3,6% di aprile, rivisto da +3,8% (fonte Istat).
È chiaro che a questo punto i mercati iniziano a mettere in dubbio l’ipotesi di una convincente ripresa dell’Eurozona dubitando anche delle politiche messe in atto sinora dalla Banca centrale europea. A tal proposito il ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi ha sottolineato che «senza una svolta espansiva e l’abbandono delle politiche di austerità gli obiettivi di Europa 2020 (riferendosi quindi alle sfide inedite in termini di competitività dell’industria, difesa ambientale, risorse energetiche e conoscenza, ndr) resteranno sogni nel cassetto».
A questi elementi è doveroso poi aggiungere le incertezze geopolitiche, che spesso vengono prese dagli investitori come pretesto per chiudere posizioni in attivo ma che in ogni caso contribuiscono all’incertezza. L’indice Micex di Mosca è crollato del 2,7%, chiudendo per la sesta giornata consecutiva in rosso in scia al conflitto tra Ucraina e Russia e all’abbattimento dell’aereo malese in territorio ucraino la settimana scorsa. Il rublo quota ai minimi degli ultimi due mesi sul dollaro. In questo contesto si segnala un’impennata dell’indice Vix (che sintetizza l’aumento della volatilità sui mercati) del 7%.
Va però detto che, di converso, non si è assistito a un forte apprezzamento delle valute rifugio. Il Bund a 10 anni è rimasto all’1,14%, 163 punti in meno del corrispettivo BTp italiano (2,77%). Decisamente più basso (143 punti) la lo spread tra Germania e Spagna ma questo non significa che in questo momento i mercati percepiscano il debito dell’Italia come meno solvibile rispetto a quello della Spagna. Questo perché, molto semplicmente, i tassi nominali dei titoli di Stato incorporano anche l’inflazione attesa. Secondo l’Ocse nel 2015 l’inflazione in Italia si attesterà allo 0,9% contro lo 0,5% in Spagna. Depurando quindi i tassi nominali per l’inflazione otteniamo un costo reale del debito inferiore in Italia (20 punti base in meno) rispetto a Madrid.
Da segnalare che la calma piatta sullo spread non ha limitato le vendite dei titoli bancari a Piazza Affari, i cui bilanci sono fortemente esposti in titoli di Stato (banche e assicurazioni italiane detengono titoli italiani per oltre 800 miliardi di euro) che hanno accusato l’ennesima retromarcia. Hanno pagato pegno in particolare Bpm (-3,15%), Ubi (-3,05%), Bper (-2,96%). Giù anche Unicredit (-2,30%), Banco Popolare (-2,21%), Intesa Sanpaolo (-1,96%) e Banca Mps (-1,59%).
Tra i beni rifugio anche l’oro non ha subito grandi oscillazioni intorno ai 1.312 dollari l’oncia. L’euro è rimasto stabile sul dollaro poco sopra 1,35. Di fronte a questi numeri parlare di «fuga degli investitori verso la qualità» al momento è alquanto azzardato.
Sarebbe più ragionevole ipotizzare da parte degli investitori un atteggiamento guardingo in questa fase, in attesa di market mover di rilievo che arriveranno nel corso della settimana. Sorvegliati speciali in particolare i dati statunitensi su ordini di beni durevoli, inflazione e mercato immobiliare.
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