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Germania e Francia, tassi sottozero

Perdere soldi, pur di parcheggiarli in un paese ritenuto sicuro. Un paradosso, eppure è quello che stanno facendo in misura sempre crescente gli investitori internazionali. L’effetto è che, dopo la Germania, che sin dallo scorso novembre offre a fasi alterne tassi negativi sulle scadenze di titoli a brevissimo termine, ieri anche la Francia ha visto scendere i suoi rendimenti sottozero. Per la prima volta nella sua storia Parigi ha infatti collocato sul mercato 3,9 miliardi di titoli a tre mesi a un saggio negativo dello 0,005% (dal precedente tasso dello 0,048%) e 1,99 miliardi di buoni a sei mesi a un tasso negativo del -0,006% dal precedente 0,096%. Quasi rasoterra i rendimenti offerti sulla scadenza annuale, pari allo 0,013% contro lo 0,163% dell’ultima asta. A brindare ieri è stata anche la stessa Germania, che ha piazzato 3,29 miliardi di euro di bond a 6 mesi a un tasso negativo dello 0,034 per cento.
La corsa degli operatori verso i titoli francesi non è una novità: da diverse settimane infatti i rendimenti dei titoli d’Oltralpe stanno sgonfiandosi in virtù di una domanda sempre più forte. Il motivo? La paura, anzitutto. Ancora troppe sono le incertezze che pesano sulle prospettive della moneta unica. Per questo, dopo aver puntato sulla Germania (come ha confermato il calo dei rendimenti a zero sui 3 e 6 mesi già a fine 2011) e sui paesi non euro (Svizzera, Danimarca o Stati Uniti), ora la caccia degli investitori si orienta sui paesi più vicini, e non solo geograficamente. Tecnicamente si chiama pick up hunting. In sostanza, poiché le piazze ritenute più solide sono già sufficientemente affollate, i money manager si dirigono verso le piazze alternative, simili in termini di sicurezza ma in grado di offrire un rendimento quanto meno positivo. E la Francia, godendo della tripla A a firma Fitch e Moody’s (mentre S&P ha ridotto il rating a doppia A ad inizio anno) ha soddisfatto fino a ieri entrambi i criteri. Lo stesso meccanismo di progressiva riduzione dei rendimenti, tuttavia, si sta registrando anche sul Belgio, paese che ieri sulla scadenza biennale offriva lo 0,39%, quasi la metà di quello pagato all’inizio del mese.
A queste motivazioni di scenario, tuttavia, se ne aggiungono altre più tecniche. E che hanno a che vedere, secondo alcuni operatori, con la mossa annunciata giovedì scorso dal presidente della Bce di abbassare il tasso sulla deposit facility, cioè il deposito centrale presso l’Eurotower cui si appoggiano le banche dell’Eurozona. La decisione di azzerare il tasso di rendimento offerto sui depositi degli istituti (dal precedente 0,25%), impone a cascata alle banche stesse di ridurre i tassi offerti ai loro clienti, come assicurazioni o fondi di investimento, facendoli diventare addirittura negativi. Di fronte all’ipotesi di perdere denaro, dunque, gli investitori istituzionali non creditizi sono “costretti” a cercare asset alternativi dove parcheggiare denaro nel breve periodo. Alcuni decidono così di cercare rifugio (ieri è toccato ai titoli francesi, il cui tasso sebbene negativo è praticamente zero), oppure cercano di farlo fruttare (e così si spiega ad esempio, il boom di domanda dei titoli belgi).
Questo per ora. Perché in prospettiva, avvertono gli analisti, l’azzeramento della deposit facility può generare due dinamiche. La prima è un accentuamento della domanda di titoli dei paesi core o semi-core europei, che dalle scadenze più brevi potrebbe poi passare a quelle medio-lunghe, provocando così un appiattimento della curva dei rendimenti dei diversi stati. La seconda, invece, auspicata dall’Eurotower, è che progressivamente la liquidità si trasferisca sui titoli dei paesi periferici, una volta esaurita la corsa a quelli principali. La fame di rendimenti, insomma, prima o poi potrebbe cancellare l’avversione al rischio.

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