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Germania, Bruxelles apre un’inchiesta sul surplus con l’estero

La Commissione europea ha annunciato di voler preparare entro la primavera analisi approfondite sulla presenza di squilibri macroeconomici in 16 Paesi dell’Unione; tra cui la Germania a causa del suo straordinario attivo delle partite correnti. La scelta è politicamente significativa, e giunge mentre molti tedeschi hanno crescenti dubbi sulle scelte politiche e monetarie nella zona euro, tanto che Bruxelles ha fatto di tutto ieri per addolcire il significato della sua decisione.
«La Germania ha un surplus delle partite correnti persistentemente elevato – ha spiegato il presidente della Commissione José Manuel Barroso -. Dobbiamo capire se questo attivo ha un impatto negativo sul funzionamento dell’economia europea, sebbene siamo consapevoli che il surplus tedesco riguardi il rapporto commerciale della Germania con il mondo, non con la zona euro. Dobbiamo anche capire se il paese può fare di più per riequilibrare l’economia europea».
Recenti dati hanno messo in luce che dal 2007 la Germania ha un surplus delle partite correnti a livello mondiale oltre il 6,0% del prodotto interno lordo. Viceversa, il dato relativo alla zona euro era appena al 2,5% del Pil nel 2012. Insieme alla Germania, la Commissione ha individuato squilibri anche in Francia, Spagna, Slovenia, Ungheria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Malta, Olanda, Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Lussemburgo, Croazia e Italia (a causa dell’elevato debito pubblico).
Nuovi strumenti in mano all’esecutivo comunitario consentono a Bruxelles di raccomandare la correzione di eventuali squilibri macroeconomici per rafforzare la stabilità dell’unione monetaria. Tra questi anche partite correnti con un surplus o un deficit superiore al 6% del Pil. La scelta di mettere la Germania sotto osservazione è politicamente significativa in un contesto in cui il paese è accusato di esportare senza investire, contribuendo alla crisi del Sud Europa.
In una breve spiegazione della sua decisione, la Commissione sostiene che per quattro indicatori su undici la Germania è fuori norma: oltre alle partite correnti, a rischio c’è anche il deprezzamento del cambio effettivo in termini reali, il debito pubblico e (paradossalmente) la perdita di quote di export. Infatti, nonostante l’export brillante, il paese sta registrando un aumento dei costi unitari del lavoro, sulla scia di un incremento dei salari associato a una crescita limitata della produttività.
Barroso si è adoperato ieri per evitare che la scelta della Commissione venisse considerata in Germania una critica alla politica economica del paese, in un momento in cui anche il recente allentamento monetario della Banca centrale europea ha provocato accese critiche nella Repubblica Federale. Dalla Germania, Markus Ferber, deputato cristiano-sociale bavarese, ha parlato di «affronto incredibile» e di «automutilazione» della competitività europea.
Preoccupa a Bruxelles il fatto che molte scelte politiche o monetarie europee stiano provocando disaffezione tedesca nei confronti dell’euro e incomprensioni tra Berlino e molti partner. «Crediamo che se ci dovesse essere uno squilibrio strutturale sarebbe interesse della stessa Germania correggerlo», ha detto Barroso, cercando nel contempo di responsabilizzare Berlino e Parigi nel correggere le loro debolezze. Il tema è controverso. Da un lato il paese consuma poco perché è in crisi demografica.
Lo stesso limitato surplus delle partite correnti tedesche nei confronti degli altri paesi della zona euro riflette il fatto che molti partner, tra cui l’Italia, sono fornitori della Germania. Dall’altro, è anche vero che alcuni settori dell’economia tedesca sono protetti. Come ha spiegato ieri Barroso, maggiore concorrenza nei servizi aprirebbe il mercato tedesco ad attori stranieri e sosterrebbe la domanda interna, aiutando in ultima analisi l’economia dei partner europei della Germania.

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