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Germania, bilancio in pareggio

L’anno venturo il bilancio della Germania sarà in pareggio, annuncerà oggi il ministro delle finanze, Wolfgang Schaüble. Un evento storico: l’ultima volta avvenne nel 1969, quando al potere c’era la prima Grosse Koalition (unione di socialisti con democristiani che normalmente sono avversari) del dopoguerra, che aprì la strada a Willy Brandt, eletto Cancelliere dopo le elezioni di settembre, il primo Cancelliere socialdemocratico dai tempi della Repubblica di Weimar.

Un anno fatidico. A quell’epoca, Schaüble, a 27 anni, stava preparando la tesi per il dottorato. Oggi è il mastino dell’austerità odiato e temuto dai partner europei, sommersi dai debiti.

In questi 45 anni, il paese ha superato momenti drammatici, dalla crisi degli Anni Settanta, alla riunificazione e alla perdita dell’amato Deutsche Mark, simbolo del miracolo economico. Si è dovuto ricostruire la Germania Est, ridotta in rovina dopo la dittatura comunista, e accogliere 17 milioni di nuovi tedeschi che non avevano mai pagato un centesimo per la cassa pensione e per la mutua. Ancor oggi si paga un’imposta straordinaria per la ricostruzione del 5,5%, che doveva essere provvisoria ma sopravvive a 25 anni dalla riunificazione.

Un risultato ottenuto, non strozzando i cittadini sempre con nuove tasse. Anzi, al contrario, l’attuale governo ha deciso di elargire 23 miliardi sotto diverse forme durante la legislatura, soprattutto a favore delle famiglie, con sovvenzioni e sgravi sulle trattenute sociali. Nonostante la crisi iniziata nel 2008 e da cui non siamo ancora usciti, e la minaccia di una nuova guerra fredda incombente a causa dell’Ucraina, i tedeschi sono ottimisti, dai normali cittadini, agli imprenditori ai politici.

I disoccupati sono al minimo storico, l’export segna un record dopo l’altro e, nonostante le critiche che vengono dall’estero, i consumi dei privati sono in continuo aumento e alimentano la congiuntura. Non ci sono mai stati tanti occupati, in oltre sessant’anni.

Le spese per lo stato sociale diminuiscono, perché calano gli assistiti, e gli introiti fiscali aumentano perché sono sempre di più quelli che hanno l’occupazione e pagano le tasse. Il semplice e inimitabile segreto del pareggio sta tutto qui.

Senza ritoccare le aliquote, da qui alla fine della legislatura, lo stato avrà incassato 56 miliardi di tasse in più. E i socialdemocratici e i sindacati protestano. Non basta stare fermo, si dovrebbe intervenire a ridurre le imposte e favorire i cittadini in modo più generoso. Ma Schaüble tiene duro. Lui, nato in piena guerra, è rimasto, per natura e tradizione, pessimista. Oppure prudente. Il futuro rimane incerto, non si sa mai, meglio mettere da parte in attesa degli anni magri che prima o poi arriveranno. I miliardi potranno essere impiegati in spese urgenti, per rinnovare le infrastrutture, o per ridurre il debito pregresso, 2 mila miliardi di euro. Il ministro non è disposto neanche a modificare l’imposta straordinaria di solidarietà per la scomparsa Ddr.

Allargare troppo i cordoni della borsa potrebbe essere un segnale pericoloso, e provocare inflazione, che rimane il timore storico dei tedeschi. Debito in tedesco si dice Schuld, che vuol dire anche colpa. Andare in rosso è un peccato. Appena l’inflazione sfiora il 3% a Berlino si viene presi dal panico, e frenano. La Merkel e Schaüble sono convinti che ogni sviluppo basato sull’indebitamento pubblico non potrà essere di lunga durata, e sarà pagato dalle fasce più deboli. Noi abbiamo drogato le nostre esportazioni con continue svalutazioni al tempo della lira. I tedeschi hanno aumentato l’export nonostante che il Deutsche Mark da 110 lire alla fine degli Anni Sessanta fosse giunto poco prima dell’euro oltre le mille lire. Per vendere miglioravano la qualità dei loro prodotti che diventano sempre più cari. Se avessimo seguito questo precetto, morale e non solo economico, negli Anni Ottanta, oggi non ci troveremmo paralizzati dalla crisi e dai debiti pregressi.

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