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Gerico resuscita le tariffe minime

La tariffa professionale è abrogata per tutti ma non per il fisco. Per le funzioni di stima degli studi di settore i compensi minimi desumibili dalle ormai superate tariffe professionali continuano infatti ad essere un utile riferimento per la determinazione su base presuntiva dei compensi professionali.

Succede così che nelle riunioni che gli osservatori regionali sugli studi di settore stanno tenendo proprio in questi giorni, alla richiesta dei rappresentanti delle categorie professionali che siedono al tavolo con i rappresentanti delle entrate di chiarimenti sul tema della compatibilità fra le stime di Gerico e l’abrogazione delle tariffe professionali le risposte siano vaghe e generiche.

Le entrate hanno infatti più volte confermato come nonostante i minimi tariffari siano stati dichiarati fuorilegge già dal c.d. decreto Bersani (legge 248 del 2006) essi continuano a costituire un parametro di riferimento estremamente utile per la ricostruzione su base induttiva del reddito del lavoratore autonomo.

Basta scorrere i verbali delle riunioni degli esperti presso la Sose archiviati sul sito internet delle entrate per avere conferma di tutto ciò.

Peccato però che dopo la prima picconata liberalizzatrice dell’ex vice ministro dell’economia, sia arrivata anche la scure del decreto legge n. 1/2012 con la quale l’esecutivo targato Mario Monti ha definitivamente suonato il de profundis per le tariffe professionali lasciando alla libera contrattazione fra le parti per la fissazione del compenso dell’opera svolta dai lavoratori autonomi italiani.

Per i professionisti tutto questo suona come una vera e propria beffa. Ciò che essi non potranno più richiedere ai loro clienti, o al giudice competente in caso di mancato pagamento o diatriba con la controparte, potrà pretenderlo invece il fisco quando vorrà ricostruire, su base presuntiva, il loro reddito professionale.

Il caso qui evidenziato dimostra, ancora una volta, le rigidità strutturali degli strumenti induttivi di determinazione del reddito i quali nonostante gli sforzi e gli investimenti effettuati sugli stessi dall’amministrazione finanziaria, faticano da adattarsi a un contesto socio-economico in continuo mutamento.

Del resto sono oramai gli stessi vertici delle Entrate a confermare che gli studi di settore non sono più un vero e proprio strumento di accertamento bensì un criterio di selezione delle posizioni a maggior rischiosità fiscale da sottoporre a controllo utilizzando magari altre metodologie (redditometro di seconda generazione in primis).

Quale che sia la funzione che il fisco intendere far assumere agli studi di settore è bene che la questione dell’abrogazione delle tariffe professionali venga esaminata una volta per tutte. Se ciò non sarà fatto le risultanze del software Gerico potranno servire a ben poco visto che sono costruite sulla base di parametri ormai superati.

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