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Gerico non aiuta il redditometro

Lo scostamento matematico tra il valore dei ricavi dichiarati e quello derivante dall’applicazione degli studi di settore non è sufficiente a motivare e a sostenere una maggiore capacità produttiva del contribuente per il redditometro. La non congruità e non coerenza allo studio possono rappresentare, infatti, anche nell’ambito di un accertamento sintetico (versione ante modifiche del Dl 78/2010) soltanto un elemento indiziario di un eventuale occultamento di imponibile, che deve essere necessariamente supportato da ulteriori elementi probatori. È quanto emerge dalla sentenza 347/25/2014 della Ctr Veneto.
La pronuncia trae origine da due avvisi di accertamento per gli anni 2005 e 2006 emessi nei confronti di una parrucchiera. L’ufficio ha contestato alla contribuente una presunta maggiore capacità produttiva e, dunque, maggiore reddito imponibile sulla base di un’incongruenza negli studi di settore.
Gli accertamenti sono stati impugnati in Ctp che li ha annullati. L’ufficio ha presentato appello continuando a sostenere la legittimità del proprio operato anche perché il reddito dichiarato dalla stessa contribuente, oltre a non essere in linea con Gerico, non risultava coerente neanche con il monte ore del personale dipendente.
Nel respingere l’appello, i giudici della regionale hanno precisato che dall’esame degli atti e della documentazione prodotta da entrambe le parti non emergono elementi concreti per affermare una maggiore capacità produttiva e, dunque, un maggior reddito imponibile a carico della contribuente accertata.
L’ufficio non ha provato nulla in relazione agli asseriti maggiori ricavi della contribuente, limitandosi a richiamare soltanto il disallineamento rispetto a Gerico. Dal canto suo, invece, la contribuente ha fornito gli indiscutibili elementi che attestano l’assoluta erroneità della tesi erariale.
In particolare, la contribuente ha dimostrato di non essere proprietaria di alcun immobile, di abitare in un appartamento il cui canone di affitto era addebitato sul conto corrente della madre, di essere titolare di un unico conto corrente che, negli anni oggetto di accertamento, presentava un saldo del tutto irrisorio. Da certificati medici, inoltre, è emerso che la diretta interessata era stata vittima di una malattia che non le aveva permesso di svolgere regolarmente la propria attività lavorativa. Eppure quest’ultima circostanza non è stata considerata dall’ufficio, che invece sosteneva il conseguimento di maggiori ricavi sulla base di un presunto calcolo di ore lavorate dalla stessa contribuente e dalle sue due dipendenti. Così come non è stato considerato che una delle due dipendenti della contribuente era apprendista, non equiparabile a una lavoratrice dipendente ordinaria.
Per tutti questi motivi, dunque, la situazione economica della contribuente è perfettamente in linea con i redditi dichiarati, anche se modesti. Al contrario, invece, l’assenza di ulteriori riscontri da parte del Fisco (come, per esempio, la contabilità non ufficiale, annotazioni su agende, versamenti in contante sul conto corrente) comporta l’illegittimità dell’accertamento per la carenza di presunzioni gravi, precise e concordanti.

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