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Gerico allarga i tentacoli

La Cassazione accelera sulla validità di Gerico. Lo studio di settore è sempre applicabile in caso di grave incongruenza fra il reddito dichiarato dal contribuente e quello atteso dallo standard anche in assenza di un’ispezione fiscale e se la contabilità è formalmente regolare. Fra l’altro, ha sancito la Suprema corte con la sentenza n. 19626 del 12 novembre 2012, è sufficiente che l’atto impositivo indichi i parametri applicati con riferimento a Gerico.

La sezione tributaria del Palazzaccio ha dunque ribaltato il verdetto della commissione regionale di Napoli che, accogliendo l’appello presentato dal contribuente contro la decisione della ctp aveva inizialmente annullato l’atto impositivo. In particolare la Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate e, non ritenendo necessari altri accertamenti di merito ha respinto l’opposizione iniziale del contribuente all’accertamento.

L’atto impositivo, nonostante la contabilità più che regolare, era stato spiccato a causa della forte incongruenza fra quanto dichiarato dal piccolo imprenditore e i dati attesi da Gerico.

Questo perché, hanno spiegato i giudici con l’Ermellino, l’art. 62 sexies del dl 30 agosto 1993, n. 331 consente, persino in presenza di contabilità formalmente regolare e senza obbligo di ispezione dei luoghi, se non assolutamente necessaria, la rettifica induttiva del reddito d’impresa qualora emergano gravi incongruenze tra i ricavi dichiarati e quelli ragionevolmente attesi in base alle caratteristiche dell’attività svolta ovvero agli studi di settore, e quindi anche al di fuori delle ipotesi previste dell’art. 39, primo comma, del dpr n. 600 del 1973, sicché questi ben potevano costituire prova presuntiva. Ma non è ancora tutto. In queste interessanti motivazioni la Cassazione ha aggiunto che in tema di accertamento induttivo dei redditi, l’Amministrazione finanziaria può fondare il proprio accertamento sia sull’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili «dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio dell’attività svolta» sia sugli studi di settore, nel quale ultimo caso l’ufficio non è tenuto a verificare tutti i dati richiesti per una studio generale di settore, potendosi basare anche solo su alcuni elementi ritenuti sintomatici per la ricostruzione del reddito del contribuente. Del resto, la necessità che lo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli studi di settore testimoni una «grave incongruenza», ai fini dell’avvio della procedura finalizzata all’accertamento, deve ritenersi implicitamente confermata, nel quadro di una lettura costituzionalmente orientata al rispetto del principio della capacità contributiva, dall’art. 10, comma 1, della legge 8 maggio 1998, n. 146, il quale, pur richiamando direttamente l’art. 62-sexies cit., non contempla espressamente il requisito della gravità dello scostamento.

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