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Geolocalizzazione autorizzata

La geolocalizzazione dell’auto non è uno strumento di lavoro. Anche dopo il Jobs Act si deve sempre fare l’accordo sindacale, o in mancanza bisogna chiedere l’autorizzazione alla direzione territoriale del lavoro. A ricordarlo è il Garante della privacy, che, con il provvedimento n.138 del 16 marzo 2017, ha autorizzato un sistema di controllo del parco auto di un’azienda, ma ha sottolineato un aspetto che riguarda direttamente l”applicazione dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori. Dopo il Jobs Act, in effetti, gli strumenti di lavoro sono esenti dalla procedura di accordo sindacale/autorizzazione amministrativa. Il problema è di identificare quali strumenti sono usati per l’effettuazione della prestazione lavorativa. In particolare sulla geolocalizzazione dei veicoli non ci sono orientamenti univoci. Un primo filone, più rigoroso, subordina l’installazione di gps alla procedura sindacale/amministrativa (circolare Lavoro 7/5/2012 e 7/10/2016). Un secondo orientamento (della Dil Lombardia), a certe condizioni, considera che il gps è strumento di lavoro, non assoggettato alla procedura sindacale/amministrativa. Il garante nel pronunciarsi sulla richiesta della singola azienda ha considerato la riconducibilità a finalità organizzative e produttive ed anche legate alla sicurezza del lavoro e alla tutela del patrimonio aziendale: tutte finalità lecite. Peraltro, si legge nel provvedimento del garante, il sistema di localizzazione dei veicoli non è direttamente preordinato all’esecuzione della prestazione lavorativa, e quindi, come anche riferito dalla circolare n. 2 del 7 novembre 2016 dell’Ispettorato nazionale del lavoro, «in linea di massima e in termini generali i sistemi di geolocalizzazione rappresentano un elemento «aggiunto» agli strumenti di lavoro, non utilizzati in via primaria ed essenziale per l’esecuzione dell’attività lavorativa». La conclusione sul punto è che per i sistemi di geolocalizzazione, rimane necessario l’accordo sindacale. Fermo il rispetto di questo adempimento, il garante ha dato il via libera alla geolocalizzazione di una società che offre servizi idrici e assistenza in caso di problemi alla rete. Questo per gestire in particolare le richieste di intervento o delle emergenze, ma anche per dare sicurezza sul lavoro dei dipendenti. Il Garante ha dati indicazioni sui tempi di conservazione dei dati: ad esempio cinque anni per la regolare tenuta del libro unico del lavoro o 90 giorni per la contestazione di violazione amministrativa. Al termine del periodo individuato, i dati devono essere automaticamente cancellati o anonimizzati. Deve essere inoltre escluso il monitoraggio dei tracciati percorsi, salvo il possibile trattamento dei relativi dati in forma aggregata o anonima per finalità statistiche e di programmazione del lavoro. La società deve anche effettuare la notificazione al Garante e fornire un’informativa completa ai dipendenti.

Forze di polizia. Più trasparenza e possibilità di controllo da parte dei cittadini anche nei trattamenti dati delle forze di polizia. Con due distinti pareri (n. 74 del 23 febbraio 2017 e n. 86 del 2 marzo 2017) resi all’Interno, il Garante ha disciplinato i tipi di trattamenti di dati che sono effettuati per «fini di polizia» e ha definito il quadro dei principi privacy ai quali devono attenersi organi, uffici e comandi di polizia. Si è data così attuazione al titolo II della parte II del Codice privacy. Il primo parere riguarda uno schema di decreto che individua nel dettaglio i trattamenti permanenti effettuati dalle forze di polizia, compresa la gestione delle maggiori banche dati (Ced, Afis, Dna). I cittadini potranno conoscere quante e quali sono le banche dati gestite dalle forze di polizia, le operazioni che vengono effettuate sui dati, i tempi di conservazione. Potranno sapere inoltre, chi sono i titolari delle banche dati ai quali eventualmente rivolgersi per avere informazioni e poter esercitare i propri diritti. Con il secondo provvedimento, reso su uno schema di dpr, sono state fissate le modalità di attuazione dei principi del Codice privacy da applicare ai trattamenti di dati effettuati, sia in formato cartaceo sia elettronico, dalle forze di polizia nell’attività di prevenzione e repressione dei reati, di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica

Registro tumori. Via libera del Garante privacy al regolamento di attuazione e integrazione del Registro dei tumori della regione Lazio, istituito con legge regionale del 12 giugno 2015 [provvedimento n. 165 del 20 marzo 2017]. Il registro, che costituisce parte integrante del Sistema informativo sanitario regionale, ha lo scopo di raccogliere dati statistici sull’incidenza, la prevalenza e la sopravvivenza dei casi di tumore, anche infantili, all’interno della regione, per potenziare la prevenzione e la valutazione delle terapie, a supporto degli studi epidemiologici e dei programmi di ricerca oncologica.

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