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Gentiloni “tradito” da Boschi tira dritto sulla riconferma del Governatore di Bankitalia

Questo nonostante la mozione presentata martedì dal Pd alla Camera che chiede una «figura più idonea» per via Nazionale.
A scrivere il testo della mozione Pd che attaccava il vertice di Bankitalia e chiedeva i presupposti per «una nuova fiducia nell’istituzione» – è infatti la ricostruzione che si fa a Palazzo Chigi – è stato il capogruppo del Pd alla camera Ettore Rosato con la fattiva collaborazione della sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi; proprio lei avrebbe aggiunto alcuni punti di suo pugno a una mozione che suonava come uno schiaffo a Visco e a Bankitalia. Peccato che Rosato abbia assicurato – prosegue la ricostruzione – alla presidenza del gruppo Pd che il testo fosse ovviamente noto anche al governo mentre così non era. E davvero peccato che la Boschi si sia ben guardata dall’informare i suoi compagni di governo come lo stesso Gentiloni e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, per non parlare del Presidente della Repubblica.
Martedì alla Camera si è spezzato, insomma, il filo di fiducia che ancora teneva legato il presidente del Consiglio e il segretario del Pd, suo azionista di maggioranza. Una rottura acuita dal comportamento della Boschi e dal fatto che nessun altro dei ministri, anche quelli più vicini a Renzi come Maurizio Martina, era stato avvertito della mossa in preparazione.
Alla profonda irritazione di Gentiloni si aggiunge quella del Presidente Sergio Mattarella, che già martedì pomeriggio dopo la mozione Pd con 213 voti a favore era dovuto intervenire con parole nette per sottolineare la necessità di preservare una Banca d’Italia autonoma e indipendente. E poi ci sono le telefonate preoccupate arrivate nelle stesse ore a Roma dalla Banca centrale europea e il fuoco di sbarramento che Renzi ha incontrato e incontra anche da esponenti di primissimo piano del suo partito. Ecco così che tutto sembra allinearsi per la riconferma di Visco. Questa, del resto, era già l’accordo informale raggiunto tra Palazzo Chigi e il Colle. E questo è stato forse l’innesco che ha spinto Renzi a dare fuoco alle micce.
Tutto come prima, dunque? Non proprio. Perché oltre allo strappo tra Gentiloni e Renzi, anche in Banca d’Italia si respira un’aria di estremo nervosismo. Paradossalmente, mentre nei palazzi del potere politico l’accordo su Visco pare tenere, proprio in via Nazionale si nutrono i timori maggiori. E’ vero, il processo di nomina dei vertici di Bankitalia è per legge fuori dalla dinamica parlamentare proprio perché si tratta di un’istituzione di garanzia. Ma è inutile negare che quei 213 voti della maggioranza contro la Banca hanno fatto una certa impressione. Il Governatore avrebbe preferito una soluzione rapida per al sua riconferma; magari già al Consiglio dei ministri che lunedì scorso ha varato la legge di Bilancio. Ma così non è stato – anche perché Gentiloni non voleva interferire con le mozioni su Bankitalia annunciate dalle opposizioni (ma non dal Pd) in arrivo alla Camera – e così non sarà nemmeno oggi, quando il Consiglio è sì convocato, ma senza un punto Bankitalia all’ordine del giorno e soprattutto senza la presenza del premier, che è fuori Italia. Si andrà allora, a meno di convocazioni straordinarie, a venerdì 27; appena una manciata di giorni prima della fine di ottobre, quando il mandato del numero uno di Bankitalia scade e il nome per la successione dovrà essere inevitabilmente pronto. Per gli uomini più vicini al Governatore la settimana abbondante che deve passare è una iattura: più si allungano i tempi – è il ragionamento – più aumentano i rischi di una polarizzazione tra i sostenitori e gli oppositori di Visco e quindi la possibilità che si vada a un candidato di mediazione. Alla luce del “metodo Gentiloni”, invece, quello stesso tempo che passa è un toccasana: serve per provare ad appianare i dissidi, per cercare un’intesa che oggi appare impossibile.
Nei prossimi giorni, dunque, non sono da escludersi altri attacchi da parte di Renzi e nuove dimostrazioni di resistenza da parte di Palazzo Chigi. Visco, mentre anche ieri si addensavano voci interessate su un suo possibile passo indietro o sulla scelta volontaria di un mandato “a tempo” inferiore ai sei anni della legge, non ha alcuna intenzione di fare mosse di questo genere. Sa che probabilmente il suo prossimo mandato è a rischio di polemiche fortissime; è conscio che qualsiasi nuova crisi bancaria porterebbe nuovi attacchi politici contro via Nazionale – con il Pd in testa – ma non pensa che questo possa essere un ostacolo.
Se poi ci dovessero essere scossoni dell’ultimo minuto e la strada per la riconferma del Governatore dovesse essere davvero impercorribile, il suo successore non sarà un outsider – come ha spesso ventilato Renzi – ma uno dei componenti del Direttorio che in questi anni ha diviso scelte e responsabilità con lo stesso Visco. Al Presidente della Repubblica, che da statuto della Banca deve firmare il decreto di nomina del Governatore su proposta del presidente del Consiglio, potrebbe arrivare in quel caso non il solo nome di Visco, ma una terna che comprenderebbe anche il direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi e il vicedirettore Fabio Panetta.
Francesco Manacorda

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