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Gentiloni: ripresa possibile nel 1° trimestre grazie ai vaccini

Le ormai imminenti vaccinazioni contro l’epidemia da coronavirus fanno sperare in una prima durevole ripresa dell’economia nel primo trimestre dell’anno, ha spiegato ieri la Commissione europea. La cautela tuttavia è d’obbligo. Riuniti per l’ultima volta quest’anno, i ministri delle Finanze della zona euro hanno ribadito l’importanza di sostenere l’economia con le misure di bilancio anche l’anno prossimo, ma «assicurando la sostenibilità delle finanze pubbliche».

In una conferenza stampa qui a Bruxelles, il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni ha riassunto in questi termini la situazione economica: «Il terzo trimestre è stato migliore delle attese. Il quarto rischia di essere peggiore delle previsioni. Le prossime vaccinazioni fanno sperare in una ripresa più rapida del previsto (…) Potremmo assistere ai primi germogli di ripresa nel primo trimestre del 2021, anche se i rischi non mancano».

Secondo le più recenti previsioni economiche della Commissione europea, la zona euro dovrebbe subire una recessione dell’8% nel 2020, seguita da una ripresa dell’attività del 4% nel 2021 (si veda Il Sole 24 Ore del 19 novembre). La presa di posizione dell’ex premier italiano giunge mentre le prime vaccinazioni contro il coronavirus potrebbero giungere prima della fine dell’anno. Nella sua riunione di ieri, l’Eurogruppo ha ammesso che la ripresa, tuttavia, sarà «incompleta» e «disomogenea».

Malgrado maggiore ottimismo, l’incertezza sul futuro della congiuntura rimane elevata, mentre in alcuni paesi – come la Germania o l’Olanda – i governi locali hanno deciso impopolari misure di riconfinamento. Per questo motivo, la discussione di ieri tra i ministri delle Finanze ha riguardato soprattutto la politica di bilancio. Tutti sono d’accordo nel continuare a sostenere l’economia europea, ma si è discusso sul quanto e sul come.

Il comunicato pubblicato dopo la riunione riflette un compromesso. Prima di tutto, l’Eurogruppo ha fatto propria l’analisi della Commissione europea che in novembre aveva messo l’accento sulla presenza in alcuni paesi, tra cui Francia e Italia, di costose misure permanenti, tali da creare un aumento strutturale del debito pubblico: «Misure permanenti non finanziate con aumenti delle entrate o riduzioni delle spese possono incidere sulla sostenibilità di bilancio a medio termine».

L’Eurogruppo concorda quindi «sul fatto che misure di sostegno nel 2021 debbano essere appropriate (…) le politiche di bilancio dovrebbero continuare ad aiutare le economie di tutti gli Stati membri della zona euro per tutto l’anno prossimo». Le misure dovrebbero essere «tempestive, ben mirate e temporanee, salvaguardando nel contempo la sostenibilità di bilancio a medio termine», ha poi precisato durante una conferenza stampa il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe.

Più precisamente, l’uomo politico irlandese ha comunque sottolineato che «non siamo ancora al momento in cui dobbiamo decidere quando cambiare le politiche di sostegno all’economia». Insomma, in ultima analisi, la risposta emergenziale rimane al centro delle politiche di bilancio, anche perché la situazione resta incerta e mutevole, ma nel contempo la dimensione della sostenibilità delle finanze pubbliche cresce d’importanza nel dibattito europeo.

Intanto, sempre ieri, il Parlamento europeo ha dato il suo atteso e ormai scontato benestare al bilancio comunitario 2021-2027 negoziato con il Consiglio (si veda Il Sole 24 Ore dell’11 novembre). L’approvazione è stata amplissima: 548 sì, 81 no, 66 astensioni (tra cui i deputati della Lega). Il nuovo bilancio settennale entrerà quindi in vigore come previsto il 1° gennaio dell’anno prossimo. Prevede un ammontare totale di circa 1.085 miliardi di euro, in leggero aumento rispetto ai desideri del Consiglio.

Il Parlamento europeo ha poi dato il suo benestare anche al regolamento che vincola l’esborso dei fondi comunitari al rispetto dello stato di diritto. Infelici del testo, due paesi presi di mira per la situazione della loro democrazia, l’Ungheria e la Polonia, hanno posto il veto al bilancio. L’impasse si è risolta la settimana scorsa con una dichiarazione del Consiglio europeo, che ha rassicurato Varsavia e Budapest ma che secondo i parlamentari non cambia la sostanza del regolamento.

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