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Gentiloni da Merkel contesta “Un’Europa a due rigidità”

Nel Paese del rigore economico che si avvia alle elezioni politiche del 24 settembre, Paolo Gentiloni viene a dire che di «austerità si muore», che di «vincoli e cavilli dell’Unione» non se ne può più, che l’Italia ormai è «fiscalmente responsabile» ma non accetta un’Europa a due rigidità, inflessibile quando si tratta dei decimali sui conti pubblici e colpevolmente distratta quando invece bisogna imporre a tutti gli stati le regole dell’accoglienza per i migranti. Se ne parlerà nel vertice di Malta, a Roma a marzo, al G7 e al G20, ma Gentiloni punta a ricostruire il direttorio a tre con la Merkel e Hollande. Lo ha chiesto al presidente francese la scorsa settimana, nell’incontro avvenuto prima del malore e dell’operazione di angioplastica e ha avuto la promessa di un appuntamento a breve. Tocca infatti alla Francia organizzarlo, dopo Ventotene e dopo la strappo del bilaterale a Berlino di fine settembre. Insomma, il governo Gentiloni guarda avanti e cerca di non preoccuparsi per l’ipotesi di elezioni anticipate Restano alcune questioni che ci dividono dalla Germania. Emerse anche nel primo bilaterale del nuovo premier con Angela Merkel. Come il caso delle emissioni di Fiat Chrysler, denunciate da un ministro tedesco, sulle quali Gentiloni risponde con una formula imparata alla Farnesina, ovvero con il miele della diplomazia e il fiele della puntualizzazione. «In amicizia dico che le omologazioni competono alle autorità di ciascun Paese. Noi decidiamo per quello che riguarda il nostro sistema, la Germania decide secondo le sue regole». Non si è parlato direttamente della lettera di richiamo di Bruxelles secondo la quale l’Italia deve trovare altri 3,4 miliardi per stare nei parametri. Queste è la versione ufficiale, si sa che la Cancelliera è bravissima a sfuggire a certe faccende. Di solito replica: «E’ un problema della Commissione ». Ma le parole di Gentiloni sull’austerità sono chiare, rivolte ai “ragionieri” dell’Ue come ai tedeschi. Il premier esclude una soluzione drastica ovvero quella di portare l’Italia nella procedura d’infrazione per extra deficit che il ministero dell’Economia fino all’altro ieri teneva come carta di riserva in caso di negoziati in salita Ma quando parla di decimali evidentemente pensa che si possa arrivare a rivedere il conto di Bruxelles. Alla fine Merkel concede qualcosa. «Va prolungato il piano Juncker per la crescita », dice riferendosi al progetto comunitario che prevedeva una leva di 315 miliardi per gli investimenti. Gentiloni incassa: «E’ una buona notizia». Ma non basta.
Per uscire dall’impasse, secondo il premier, è necessario superare il rapporto di amore-odio che ha circondato negli ultimi tempi le relazioni Italia-Germania, come testimoniano i tre anni del governo Renzi. Bisogna aggirare l’ostacolo. Perciò Gentiloni non considera affatto secondario l’incontro della prossima settimana con il primo ministro spagnolo Rajoy. La chiave per cambiare l’Europa è anche un’alleanza mediterranea. «Solo Italia, Germania e Grecia fanno la loro parte nell’accoglienza dei migranti – dice Gentiloni -. Ci vuole al contrario uno sforzo comune, un’organizzazione giuridica che coinvolga tutta l’Unione». E nel faccia a faccia si parla a lungo di come fermare le partenze dalla Libia, una posizione condivisa dalla Merkel che però prevede sforzi economici simili a quelli messi in campo per fermare la rotta balcanica.
Sul 2017 incombono le elezioni in Francia e Germania e quelle appese a un filo in Italia. Alla domanda sulla durata del governo, che giocoforza coinvolge Renzi, il premier e la Cancelliera replicano con un sorrisetto: «Non è questa la sede». Sul caso Fca, Gentiloni però porta a casa un raffreddamento della vicenda (Merkel in sostanza minimizza) e al forum italo-tedesco degli imprenditori, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda incassa garanzie su una sua proposta: vertici annuali a tre Francia- Italia-Germania sull’economia delle aziende. Un anticipo del ritorno ai meeting a tre.

Goffredo De Marchis

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