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Gentiloni: fondi prima dell’estate. Panetta (Bce): avanti con gli stimoli

È vero, ancora nessun Paese europeo ha consegnato il proprio Recovery plan a Bruxelles, ma l’Italia deve comunque sbrigarsi, perché il lavoro da fare è molto «e non sarà una passeggiata». Il piano per accedere alle risorse europee (per il nostro Paese ci sono 209 miliardi) va presentato entro la fine di aprile. E i primi fondi, pari al 13% del totale, potrebbero arrivare «prima della pausa estiva», ha detto il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, ieri in audizione in Parlamento.

«Il lavoro fatto fin qui dal governo precedente è un punto di partenza coerente con i grandi orientamenti e le priorità, ma allo stesso tempo c’è ancora molto da fare», ha affermato Gentiloni. Il governo Draghi ne è consapevole e sta lavorando a una selezione dei programmi d’investimento su cui puntare e al rafforzamento delle riforme che garantiscano l’effettiva realizzazione degli stessi. Realizzazione che deve essere sostenuta da un cronoprogramma e da valutazioni d’impatto sulla crescita e sulla sostenibilità.

Finora a Bruxelles sono arrivate «bozze da una ventina di governi — ha detto il commissario —. Non abbiamo ricevuto piani definitivi da nessuno dei 27 Paesi. Con l’approvazione di questi piani è prevista l’erogazione del 13% dell’ammontare delle risorse destinate a ciascun Paese. Sono abbastanza ottimista che questo 13% possa essere erogato prima della pausa estiva». Gentiloni ha quindi sottolineato che l’Italia potrebbe crescere nei prossimi due anni anche di più del 3,5-4% stimato dall’Ue. Tanto più che la commissione sta valutando di «conservare una politica di bilancio espansiva finché necessario». Un orientamento al quale ha fatto eco Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce. Sarebbe un errore «interromperle prematuramente» le politiche espansive, ha detto, perché si rischierebbe di «frenare la crescita e comprimere l’inflazione per molti anni». La ricetta per uscire dalla crisi è sintetizzata da Panetta con una eloquente citazione del duo musicale Daft Punk: «Harder, better, faster, stronger». Intanto, la stessa Bce ha stabilito che la sanzione per le grandi banche che violeranno i requisiti prudenziali potrà arrivare fino al 10% dei ricavi annui totali o al doppio degli utili ottenuti o delle perdite evitate.

Slitta invece alla prossima settimana il decreto legge Sostegno (quello che il governo Conte chiamava Ristori). Anzi, i decreti dovrebbero essere due. Uno dedicato a imprese e lavoratori, con la proroga del blocco dei licenziamenti, sul quale c’è un orientamento di massima per arrivare alla fine di giugno; il prolungamento della cassa integrazione; 200 milioni per i congedi parentali; il nuovo meccanismo di indennizzi legato alle perdite e ai costi fissi e gestito con una piattaforma telematica ad hoc. Un secondo decreto sarebbe invece dedicato al fisco: il differimento di un paio di mesi delle rate della Rottamazione e del Saldo e stralcio congelate finora; la diluizione in due anni dell’invio di oltre 50 milioni di cartelle e altri atti della riscossione finora bloccati e forse un nuovo Saldo e stralcio per azzerare le cartelle ante 2015 inferiori a 5 mila euro.

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