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Gentiloni: «Dettagliare riforme e tempi del Recovery Plan italiano»

Attuazione piena della riforma Fornero delle pensioni, spostamento delle tasse dal lavoro alla rendita con l’aggiornamento dei valori catastali, una spinta alle politiche attive del lavoro e un taglio ai vincoli che limitano la concorrenza nel commercio al dettaglio e nei servizi alle imprese. C’è anche questo, insieme al taglio delle spese fiscali, allo sviluppo del lavoro femminile e alla riforma della Pa per sviluppare le competenze tecniche e digitali, nelle richieste Ue all’Italia. L’elenco è noto, e fissato da ultimo nelle Raccomandazioni 2019 della commissione Ue all’Italia. Ma è noto anche che molti di questi temi provocano lacerazioni pericolose nella politica italiana, soprattutto oggi che la maggioranza relativa al Senato prova le strade più impervie per tornare assoluta. La prova di queste difficoltà è nel silenzio che per ora la bozza di Recovery Plan italiano riserva a molte delle riforme considerate strategiche a Bruxelles. E ieri è stato il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni a ricordare espressamente che le Raccomandazioni 2019, assieme a quelle 2020 plasmate però dalla crisi Covid, sono al centro dei criteri di valutazione comunitari sui Recovery Plan nazionali. Il problema di oggi non sono i numeri, complicati, di finanza pubblica. «All’indomani della pandemia dovremo riflettere sull’eredità dei debiti pubblici alti e tornare a politiche di bilancio più prudenti – ha spiegato nel suo intervento al B20 Italy 2021 organizzato da Confindustria per ragionare sui programmi di rilancio post-epidemia -, ma ancora non ci siamo, non mentre le nostre economie sono ben al di sotto della loro piena capacità e mentre ogni giorno in Europa perdiamo circa 2mila cittadini a causa del Covid».

In realtà il debito pubblico italiano gonfiato dalle spese anticrisi e dal crollo del Pil anima già oggi una preoccupazione fra i partner Ue che il ministro dell’Economia Gualtieri combatte confermando gli obiettivi di riduzione del deficit nel 2022, che l’anno prossimo impongono un taglio di oltre 4 punti per essere centrati. Ma nella ricetta Ue il peso del debito si affronta con le riforme e con la capacità di attuate i piani di investimento: ma riforme di respiro ampio e cronoprogrammi puntuali sui progetti sono esattamente il punto debole del Recovery italiano di oggi.

Recovery che è una bozza, come hanno ricordato ieri fonti della commissione spiegando di aver ricevuto in via informale più di 12 piani nazionali, tra cui quello italiano, tutti ancora soggetti a modifiche. E che il governo promette di «migliorare» nelle prossime settimane anche attraverso il confronto con le parti sociali, dai sindacati che il premier Conte incontrerà oggi alle associazioni datoriali attese a Palazzo Chigi lunedì, e le regioni che saranno al tavolo martedì. In una serie di bilaterali che non potranno risolversi nella replica degli Stati generali di Villa Pamphilj perché il tempo stringe: e perché dall’assetto finale da trovare in fretta dipendono anche le nuove schede con gli obiettivi intermedi e i tempi di attuazione di ogni fase progettuale reclamati da Bruxelles.

Le incognite della politica romana incombono, ma la presidenza italiana del G20 impone di volare alto. Lo fa il ministro dell’Economia Gualtieri, che rilancia l’impegno reiterato per un accordo sulla web tax in sede Ocse e sulla «definizione di una tassazione minima globale», in un’impostazione che non potrà trascurare «il ruolo della tassazione nella protezione dell’ambiente e nella promozione di un uso più efficiente dell’energia» (si veda l’intervento del ministro qui a fianco).

Il 2021 per Gualtieri sarà «l’anno della vaccinazione di massa e della vittoria contro la pandemia». Ma sul piano dell’economia questo passaggio segnerà solo il punto di partenza per la rinascita. Che, sottolinea il vicepresidente della Bei Dario Scannapieco, avrà bisogno di «un cambio di paradigma». A livello comunitario le premesse per Scannapieco sono quelle giuste, perché con la Recovery and Resilience Facility, il Sure, il Mes sanitario e il Pepp della Bce confermato ieri da Francoforte la risposta continentale è stata «tempestiva e senza precedenti». Ma all’orizzonte c’è il problema delle «aziende zombie tenute in vita artificialmente» dagli aiuti pubblici e il cambio strutturale nei modi di vita e di lavoro prodotti dalla pandemia. Da affrontare con un Recovery Plan chiamato ad abbandonare presto il suo lungo stadio embrionale.

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