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Generali vuol salire in Cattolica ma senza Opa la Consob frena

Nessuna autorizzazione preventiva, o per meglio dire nessuna esenzione in bianco per salire oltre il 25%, soglia d’Opa, senza lanciare un’offerta pubblica di acquisto. È questa, in sintesi, la posizione della Consob rispetto ai vari quesiti che Generali ha presentato all’autorità di controllo sui mercati nei confronti della sua preziosa partecipata Cattolica assicurazioni. La delibera, già approvata nei suoi aspetti, verrà formalizzata nei prossimi giorni ma la sostanza è chiara: se e quando il Leone di Trieste decidesse di salire, potrà sottoporre a Consob un quesito concreto, su una fattispecie definita, e solo così potrà riceverne indicazioni cogenti; nulla di generico e, soprattutto, di preventivo.
Nei giorni scorsi Generali si era rivolta alla Consob, sottoponendo una serie di quesiti tecnici, tutti legati alla possibilità eventuale di salire in Cattolica. Le occasioni non mancano, a partire dal corposo pacchetto di azioni (l’11,64%) su cui i soci hanno esercitato nell’ottobre scorso il diritto di recesso e che successivamente è stato offerto in opzione, allo stesso prezzo, ai soci attuali della compagnia, ancora per una manciata di mesi una popolare. I tempi dell’opzione scadono oggi e ragionevolmente nessuno si farà avanti perché il prezzo è superiore a quello attuale di Borsa. Nei giorni scorsi però il Leone di Trieste aveva posto la domanda teorica sull’esenzione all’Opa, così come altre richieste – a quanto si è potuto ricostruire – riguardavano il prossimo aumento di capitale, da 200 milioni, che sarà rivolto a tutti i soci Cattolica, quindi anche a Generali, che in caso di inoptato potrebbero dare al Leone di Trieste l’occasione di salire.
Consob non ha voluto pronunciarsi su fattispecie astratte. Anche se la cornice è chiara e ben individuata: sopra il 25% (e Generali è molto vicina, visto che sta al 24,46%) l’esenzione all’Opa ha eccezioni previste dalla legge, la cui principale è l’intervento in caso di salvataggio di una compagnia. La necessità di un salvataggio però nel caso di una compagnia di assicurazione deve essere decretata dall’Ivass, cosa che finora non è avvenuta (Ivass ha parlato della necessità di un rafforzamento di Cattolica).
Una cosa è certa: «Un’offerta obbligatoria su Cattolica non è sul tavolo. Non stiamo considerando questa opzione», ha sottolineato più volte Philippe Donnet durante il recente Investor Day. E pur considerando che attraverso «la partnership creeremo valore per entrambi i partner» Trieste formalmente non ha nessuna intenzione di spendere troppi soldi (per esempio, lanciando un’Opa). Nello stesso tempo è difficile pensare ad un futuro in cui le due compagnie restino entità societarie distinte, entrambe al listino e con una quota di controllo stabile ma non blindata da parte del Leone di Trieste. Sempre che la Consob, di fronte ad un caso specifico, non dia l’esenzione all’Opa. Che comunque scatta automaticamente nei casi in cui la quota di controllo sul capitale votante cambia indipendentemente dalla propria volontà.
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