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Generali, via alla pulizia di bilancio Greco presenta il conto a Perissinotto

Mario Greco, il nuovo numero uno di Generali, ha chiesto alla sua squadra di lavorare anche a Natale e Capodanno. Per metà gennaio dovranno aver pronto il nuovo piano industriale cercando di aver chiuso alcune partite delicate che rischiano di minare il bilancio della prima compagnia assicurativa italiana. Fin dall’estate scorsa, infatti, Greco ha avviato un lavoro di valutazione di tutte le attività e passività della compagnia, dalle riserve tecniche ai titoli quotati fino alle partecipazioni in società e veicoli di varia natura. E nei prossimi giorni, in tempo per il piano industriale, il management deve decidere se svalutare o meno alcune voci importanti poiché le regole adottate finora da Generali sono ritenute da Greco legittime ma un po’ ottimistiche. E non è escluso che per il futuro tali regole possano essere cambiate.
Nel lavoro di revisione sono comprese tre aree specifiche in cui Greco ha chiesto un approfondimento particolare: si tratta del Brasile, del caso Onda-Telecom e dei fondi di private equity. A cui si aggiunge l’analisi delle attività che Generali ha avviato nel 2008 con l’imprenditore ceco Petr Kellner, fortemente volute dell’ex ceo Giovanni Perissinotto e finite nel mirino ad aprile 2011, quando il presidente Cesare Geronzi fu defenestrato. L’obiettivo finale di tutto ciò non è quello di consumare vendette, come continua a ripetere Greco a chiunque gli ponga questioni scottanti sul tavolo, ma piuttosto avere una rappresentazione chiara e veritiera delle poste di bilancio. Partiamo dal Brasile: l’ad non si è ancora recato in Sudamerica ma fin da agosto scorso gli sono state segnalate una serie di irregolarità, sia a livello di procedure sia di spese per consulenze fuori norma che comportavano danni per la società. Ha mandato via il presidente Carmelo Furci e ha inviato giù due uomini a verificare, tra cui il fratello di Sergio Balbinot. Poi c’è la spinosa questione delle forniture dalla Onda Communications, una società di proprietà di Michelangelo Agrusti, fratello del direttore generale di Generali Raffaele Agrusti. L’indagine interna ha rilevato acquisti di computer superiori alle necessità, per centinaia ancora ammassati nei magazzini, ma dalle carte non sembrano emergere responsabilità dirette di Raffaele Agrusti. Comunque sono state riviste tutte le procedure per evitare altre spese inutili per la compagnia e quanto al collegamento con Telecom Italia, società partecipata da Generali da cui Onda ha ottenuto generose commesse, queste sono diminuite dopo l’estromissione di Luca Luciani e una serie di audit interni.
Si arriva quindi al difficile rapporto con Kellner: è opinione del management che l’operazione iniziale che ha dato origine a Generali Ppf fosse buona, grazie a una serie di asset apportati a un buon prezzo. La società produce utili, è presente in 13 paesi, dunque può valer la pena rilevarla tutta. Ma dal 2010, quando Generali ha rinviato l’acquisto della quota di Kellner offrendogli una put al 2014, la situazione si è molto complicata. Kellner si è infatti fatto scontare la put con prestiti per 2,1 miliardi dalla francese Calyon e per 400 milioni dalla stessa Generali oltre ad aver firmato con la compagnia italiana altri sotto contratti nel real estate e nel private equity. Molte cose non quadrano e ora c’è il rischio che Calyon chieda il rimborso anticipato del suo prestito mettendo in crisi Kellner che fino al 2014 non
potrà incassare da Generali i soldi della put. Greco sta trattando e la situazione potrebbe volgere a suo favore dal momento che Kellner, operando molto con la leva finanziaria, deve assolutamente evitare una richiesta di rientro dalle banche.
Meno facili da giustificare, invece, per Generali, la partecipazione di minoranza in un veicolo di Kellner che possiede il 38% dell’assicuratrice russa Ingosstrakh e l’investimento di 300 milioni in azioni di categoria B nella banca russa Vtb, già svalutato.
Infine c’è il reticolo di finanziamenti di Generali a soggetti veneti, tra cui Ferak, Finint, Veneto Banca e Palladio Finanziaria. Con la Finint di Enrico Marchi e Andrea De Vido è in corso una procedura di recupero crediti che deve portare a un risultato entro breve anche se la finanziaria è azionista indiretta del Leone. Dell’operazione Ilva fatta con la famiglia Amenduni, che poi diventerà azionista di Ferak e dunque di Generali, sono stati persi un sacco di soldi e ormai il recupero è impossibile. Mentre con la Palladio di Roberto Meneguzzo e Giorgio Drago l’interesse di Greco si è concentrato sul fatto che la partecipazione di Generali nel veicolo PFH1 oggi vale circa 80 milioni per un’operazione che all’inizio ha visto investimenti per 208 milioni e che dopo vari passaggi ha prodotto una perdita di 60 milioni. In totale il fronte dei finanziamenti ai veneti ha avuto un costo per le Generali di 120 milioni ma con la revisione dell’intero bilancio in corso questa cifra potrebbe rappresentare il male minore.

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