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Generali, vendita di Bsi al bivio

Sono arrivate a un punto cruciale le trattative per la cessione della Banca della Svizzera Italiana (Bsi) da parte di Generali. Secondo diverse fonti i due gruppi che, secondo i rumors, sarebbero restati in gara (la spagnola Bankinter, data per alleata al fondo Apollo, e il gruppo portoghese Banco Espírito Santo) avrebbero fatto delle proposte che tuttavia dovrebbero discostarsi in modo sensibile dal valore di libro di Bsi nei bilanci di Generali, che è attorno ai 2,3 miliardi di euro. Oggi si terrà un consiglio di amministrazione di Generali che sarà di routine e, anche se ufficialmente il tema non sarà toccato, potrebbero esserci dei ragguagli sullo stato delle trattative.
Proprio nel prezzo sta la variabile fondamentale che aleggia sulla trattativa. Fino a fine 2012 infatti la valutazione che Generali aveva in mente per la sua controllata (che ha masse gestite intorno ai 55 miliardi di franchi svizzeri, cioè 67 miliardi di euro) era superiore al valore di libro. Ma, negli ultimi mesi, con l’approfondimento delle discussioni con i potenziali acquirenti le pretese sarebbero scese notevolmente.
Ma quanto potrebbe scendere il prezzo di Bsi per arrivare a conciliarsi con le offerte dei compratori? Mario Greco, l’Ad di Generali, ha messo in programma la vendita di Bsi nella seconda parte dell’anno, ma – come più volte spiegato al mercato – non a qualsiasi prezzo. Molti analisti, negli scorsi mesi, hanno previsto un prezzo di cessione intorno a 1,6-1,8 miliardi di euro con un contributo positivo al solvency margin di Generali di circa 8-9 punti percentuali. E proprio su questa cifra potrebbe essere definito il tetto, sotto il quale non sembra possibile andare.
Quanto potrebbero essere disposti a offrire la spagnola Bankinter e il gruppo portoghese Banco Espírito Santo?
I due compratori, secondo quanto riferiscono fonti vicine alle trattative, sarebbero interessati a comprare il controllo di Bsi ma di certo non sembrano disposti a fare sacrifici enormi pur di averla. Tutto sommato sia Bankinter sia Banco Espírito Santo sono due istituti che, pur essendo usciti abbastanza indenni dalla bufera finanziaria, fanno parte del sistema bancario di due Paesi (Spagna e Portogallo) tra i più colpiti dalla crisi.
Diverso sarebbe stato se a trattare con più incisività per la Banca della Svizzera Italiana fossero state Banque Safra e la cinese Icbc (la Industrial and Commercial Bank of China), cioè due gruppi con parecchia cassa a disposizione ma che tuttavia sembrerebbero ormai abbastanza timidi sul dossier.
Quindi, se non ci saranno colpi di scesa con l’ingresso in campo di nuovi potenziali compratori disposti a vedere il prezzo al rialzo, la vendita di Bsi sembra vicina a un bivio: cederla, magari non a un valore come nelle previsioni iniziali, oppure tenerla.
Di sicuro l’arrivo di un nuovo compratore è un tema molto sentito nel Canton Ticino, dove Bsi dà lavoro a un migliaio di dipendenti. Tanto che negli ultimi mesi da ambienti politici si auspicava una soluzione che potesse dare garanzie sull’occupazione, con la scelta di un acquirente solido. Sempre in Canton Ticino era stata anche auspicata la quotazione in Borsa dell’istituto.
Insomma, Generali sembra a un bivio sulla controllata elvetica. Nel frattempo, su un altro fronte, molto più semplice nelle modalità di vendita, sembrano ormai allo sprint finale le trattative per cedere Fata Assicurazioni al gruppo Cattolica. La valutazione dovrebbe essere attorno ai 150 milioni di euro. Intanto Generali ha conferito le 2,41 milioni di azioni detenute nel patto di Mediobanca alla controllata Generali Italia (ex Ina Assitalia).

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