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Generali valuta la dismissione della svizzera Bsi

Il dopo-Perissinotto in Generali è già iniziato anche se il nuovo ceo, Mario Greco, prenderà servizio solo dal prossimo 1° agosto. Secondo indiscrezioni finanziarie, riprese dalle agenzie di stampa, la compagnia triestina avrebbe già proceduto alla scelta degli advisor per la vendita della Bsi, la controllata svizzera attiva nel settore del private banking. Tra gli advisor selezionari vi sarebbe anche la banca statunitense JP Morgan. Nessun commento da parte di Generali, che riunisce oggi il consiglio di amministrazione a Milano per un periodico appuntamento, in calendario da tempo, che non avrebbe comunque all’ordine del giorno temi particolari.

È però plausibile che possa essere stata presa in considerazione l’ipotesi di dismettere l’asset elvetico, anche se poi toccherà a Greco valutare se la strategia debba essere quella di concentrarsi sul core business assicurativo, rinunciando a diversificare nella gestione patrimoniale del private banking. La scelta di puntare sul private banking, nell’ultimo periodo della gestione del group ceo Giovanni Perissinotto, aveva suscitato peraltro più di una perplessità nell’azionariato di riferimento, perchè l’attività, che assorbe molto capitale, non era considerata così attinente al core business assicurativo.

Dalla vendita della Bsi, secondo gli analisti, potrebbero ricavarsi fino a 2 miliardi, utili a far scorta di fondi in vista dell’impegno sulla joint ceca Ppf che potrebbe comportare un esborso fino a 2,7 miliardi nel 2014 se si deciderà di rilevare il 49% in mano al partner Petr Kellner. E utili anche a smorzare le aspettative di chi sul mercato ritiene che prima o poi la compagnia sarà costretta a battere cassa. Cosa che, a differenza di altri competitor internazionali, il Leone non ha fatto, nemmeno negli anni complicati seguiti alla crisi dei mutui subprime.

Ma la crisi del debito sovrano ha messo sotto pressione anche un gruppo la cui solidità patrimoniale è sempre stata un punto di forza, nel momento in cui l’esposizione ai titoli di Stato dell’Europa periferica è considerata un handicap dal mercato. Generali è una multinazionale assicurativa, ma è radicata in Italia: 50 miliardi di investimenti in BTp sono nella norma, non fosse che in questo momento lo spread ballerino li penalizza.

Bsi, fondata nel 1873, é la banca più antica del Canton Ticino e opera anche in Asia. Lo scorso anno Bsi ha aumentato gli asset in gestione dell’1,9% a 77,7 miliardi di franchi svizzeri, grazie all’apporto di nuovi depositi da parte della clientela asiatica che ha aiutato a compensare la volatilità dei mercati finanziari. La raccolta netta è stata dell’ordine di 6,7 miliardi di franchi, con un incremento dell’8,8% sull’esercizio precedente. E il 2011 ha chiuso in utile per 58,1 milioni, in aumento dell’1,7 per cento.

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