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Generali, titolo ancora in caduta La Borsa preme per il ricambio

Il messaggio che filtra è che per la staffetta al vertice delle Generali e la conseguente uscita anticipata del ceo Mario Greco si auspicano tempi brevi. Tuttavia, si sottolinea, non si vogliono fare le cose di fretta. Un elemento, però, potrebbe involontariamente portare le parti a imprimere un colpo d’acceleratore alla vicenda: l’andamento del titolo in Borsa. Ieri le azioni del Leone hanno perso il 4,08%, chiudendo a 13,39 euro, prezzo che rappresenta i minimi da giugno 2013. Da che è stato annunciato il prossimo addio di Greco le quotazioni sono scese di oltre l’8%, che vuol dire circa 2 miliardi di capitalizzazione in tre sedute. Ora le Generali valgono a Piazza Affari poco meno di 21 miliardi ma se si guarda l’andamento da inizio anno il bilancio è ben peggiore: -25%. Certo, rispetto al momento in cui si è insediato Greco il progresso è di oltre il 30% ma è evidente che l’interesse dei soci è di frenare le vendite. E chiarire la futura governance potrebbe certamente essere un incentivo. Sul tema, però, al momento non sono ancora state sciolte le riserve. Come si diceva si sta lavorando per verificare l’opportunità di una soluzione interna ma si sta sondando il terreno anche per una scelta esterna. In quest’ottica, sarebbe stato contattato un head hunter per capire in che direzione muoversi. Va detto, tuttavia, che la soluzione interna avrebbe il pregio di assicurare continuità al piano strategico messo a punto da Greco e sul quale il team si sta impegnando da quasi un anno. In quest’ottica, le due figure che sembrano avere più chance, tanto più se considerate in abbinata, sono Philippe Donnet, oggi a capo di Generali Italia e Alberto Minali, cfo delle Generali. Il primo ha importanti competenze nel mondo assicurativo e grandi capacità di saper gestire al meglio la rete, aspetto indispensabile in una fase in cui le agenzie continuano a rappresentare un elemento chiave del futuro sviluppo. Minali, dal canto suo, può mettere sul piatto le rilevanti competenze finanziarie, anche queste cruciali vista la persistente dinamica dei tassi. Senza contare le sfide imposte da Solvency II. In queste ore , rispetto all’ipotesi di un’ascesa dei due manager, sono circolate voci di perplessità espresse da alcuni azionisti riguardo all’estrazione francese di Donnet e quindi al potenziale accostamento dell’amministratore delegato all’anima francese del patto Mediobanca. In realtà, si fa notare, che così non è. La vicinanza a Bolloré, dunque, è tutt’altro che un impedimento. Piuttosto risulta che i due soci, citati dallo stesso Greco nella lettera di commiato, Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone, in questi giorni concitati abbiano espresso un unico desiderata: quello di selezionare una figura adeguata alla poltrona che è stata messa in palio. In altre parole, sarebbe il loro punto di vista, non si deve avere fretta nel definire il nuovo assetto di vertice piuttosto bisogna verificare tutte le opzioni possibili per compiere la miglior scelta possibile per l’azienda. È evidente che il titolo a questi livelli non piace a nessuno ma, è la convinzione, se verrà presa la decisione giusta la debolezza di queste ultime sedute sarà solo un effetto temporaneo facilmente archiviabile. Certo, qualcuno lamenta che le Generali si siano fatte trovare impreparate all’addio di Greco. Altri però fanno notare che si è fatto tutto il possibile per trattenerlo, mettendo sul piatto non solo un’offerta economica competitiva ma cercando anche di ascoltare “richieste” estranee a una normale dinamica contrattuale. Rispetto a ciò si racconta che nelle scorse settimane Greco abbia anche manifestato alcune idee in merito al futuro rinnovo del board. In particolare, avrebbe chiesto lumi sulla presenza o meno di Lorenzo Pellicioli in lista e avrebbe suggerito un nome nel caso si volesse cambiare il numero uno paventando un possibile rientro di Paolo Scaroni. Lo stesso che assieme a Enrico Cucchiani è stato indicato nei giorni scorsi come possibile presidente “forte”. Difficile oggi dire l’esito di queste ipotesi.
Di certo, se si sceglie una soluzione esterna si dovrà per forza trovare anche una figura che superi senza la minima obiezione lo scoglio dell’assemblea. L’assise che ha approvato il bilancio 2014 ha mostrato quanto ormai sia rilevante la presenza degli investitori esteri e quanto questi ultimi ci tengano a far sentire la propria voce. Un cambiamento epocale, rispetto al “controllo di fatto” contestato in passato dall’Antitrust, che sarà sempre più evidente in futuro.
Infine, per restare in tema di possibili candidati esterni, rispetto a un possibile approdo di Monica Mondardini a Trieste, Rodolfo De Benedetti ha parlato così: «Lavoro con Monica Mondardini ormai da otto anni e sta facendo benissimo sia in Espresso sia in Cir. Ho grande rispetto per lei e mi auguro che resti con noi».
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