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Generali, target al 2015 già raggiunti a fine anno

«Sopravvalutati ? Lo siamo stati, ma oggi non lo siamo più, anzi siamo a sconto rispetto ai concorrenti, ad Allianz». Nel giorno dell’Investor’s day di Generali a Londra, l’amministratore delegato Mario Greco squaderna risultati e rintuzza la carica degli analisti che scandagliano i numeri e indagano performance di un anno destinato a cambiare i connotati del gruppo assicurativo di Trieste.
Il piano triennale di ristrutturazione si chiude a fine 2014 con dodici mesi di anticipo sulla tabella di marcia, sotto la spinta del business in Europa e in particolare in Italia. «Abbiamo mantenuto la nostra promessa – ha dichiarato l’ad – raggiungendo un obiettivo che molti ritenevano impossibile. Il turnaround è ormai completo, un anno prima del previsto nonostante le condizioni mercato peggiori della storia». Con un roe che a fine 2014 sarà al 13%, il target del taglio sui costi, di riduzione del leverage, Solvency (al 169%) e 4 miliardi di cessioni già centrati. Tanto basta insieme al dato sul cash flow per confermare l’addio, dopo due anni, al tetto sul dividendo. «Possiamo pagare oltre il 40% (dell’utile netto n.d.r.) già quest’anno perché non abbiamo più esigenza di accumulare capitale».
Si chiude una pagina e se ne scorge un’altra. «Il 27 maggio – ha detto Mario Greco – ci rivedremo qui per la presentazione di un nuovo piano». Il tema sarà lo sviluppo del business con focus sulle quattro aree- chiave (Italia, Francia, Germania ed Europa dell’Est) e porrà l’accento sulla crescita organica più che sull M&A. «Ci interessano anche i mercati extraeuropei, ma vogliamo e dobbiamo crescere in Europa. L’Italia guida questa progressione anche la Germania si comporta molto bene». La regione di maggiore redditività di Generali continua ad essere l’Europa dell’est dove il prossimo piano potrebbe mettere l’accento. «Noi teniamo sotto monitoraggio i mercati dell’est, abbiamo cercato opportunità soprattutto in Polonia senza trovarne. Non guarderemo ad acquisizioni, ma punteremo a uno sviluppo organico».
Il futuro può attendere qualche mese ancora, per il momento Mario Greco e la prima linea del Leone hanno preferito insistere sui risultati ottenuti. L’Italia ha “guidato la crescita” ( più 20% sul ramo vita nel 2014) per restare con l’immagine usata dall’ad, ma è toccato al ceo di Generali nel nostro Paese, Philippe Donnet, illustrare le linee-guida della trasformazione avvenuta lungo tre direttrici: integrazione, business development, innovazione. In concreto la riforma delle attività italiana è a metà strada ed entro il 2016 il Leone avrà tre brands (Generali, Genertel, Alleanza), 80 prodotti contro i 270 di prima, mentre oggi ha già una quota di mercato del 17,2 per cento. In Germania il gruppo si colloca al secondo posto, nell’Europa dell’est oscilla fra il settimo della Polonia e il primo dell’Ungheria, mentre in Francia resta fra i primi cinque. È proprio Parigi l’area di maggiore fragilità, dove la trasformazione resta più difficile.
Ue, dunque, come core business area. Un fatto che Mario Greco ha sottolineato ricordando a margine della presentazione che la partecipazione in Russia nel gruppo assicurativo Ingosttrakh è solo finanziaria. «Una quota di minoranza, passiva, ereditata. Non c’è alcuna partnership con Ingo e non abbiamo esposizione al rublo». I piani futuri non prevedono neppure operazioni su Banca Generali. «Non abbiamo pianificato di ridurre la nostra quota, potremmo farlo, ma non pensiamo affatto di farlo. Il legame con la banca è forte, il business è redditizio e ben gestito». Netto quindi nel liquidare ipotesi e voci.
Una battuta, Mario Greco se l’è concessa quando gli investitori lo hanno sollecitato sul rating del gruppo. «I rapporti con le agenzie sono migliorati visto che quest’anno non siamo stati bocciati». Ci ha pensato il cfo, Alberto Minali, ad aggiungere una considerazione utile per chi fa i rating, sottolineando che c’è un’associazione con il debito sovrano impropria in quanto «il 70% del business di Generali è fuori dall’Italia».
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