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Generali taglia i costi e aumenta i dividendi

Avanti tutta, nonostante Standard & Poor’s. Lo slogan immaginario della giornata londinese di Generali si può riassumere così, metafora dello slalom a cui è stato costretto il ceo Mario Greco, impegnato fra lo sgambetto teso dall’agenzia di rating e i numeri, in netto consolidamento, del Leone presentati agli investitori. Numeri che confermano i target, ne aggiungono di nuovi, accelerando la «trasformazione strategica» imposta dal nuovo management. La minaccia di un possibile downgrade capace di allineare Generali con l’Italia, in ossequio all’esposizione sui titoli di stato del nostro Paese, a poche ore dal roadshow londinese, è stato un colpo basso – ignorato dai mercati vista la crescita dell’1,5% del titolo – a cui Mario Greco ha replicato con durezza. «È un clamoroso errore. Non capisco come lavorano, non guardano i numeri. Abbiamo un’esposizione ad asset italiani analoga a quella tedesca. Generali ha tre quarti del proprio business fuori dall’Italia, siamo una multinazionale, ma siamo italiani ed orgogliosi di esserlo. È come se ci dicessero che non possiamo fare business in Italia: è sbagliato anzi irricevibile perché l’Italia è uno dei Paesi più avanzati al mondo». Oggi più che mai, visto che la crisi dell’euro è in via di soluzione e gli spread sono in frenata. Dinamica che non suggerisce a Mario Greco l’immagine di un complotto («non vedo una grande mano») ma, crediamo, buone dosi di incompetenza da parte di S&P per l’adozione del nuovo metodo di rating.
L’Investor day supera l’inciampo sulla scorta di risultati che segnano la svolta del gruppo di Trieste in marcia verso l’uscita dai patti di sindacato e in corsa per un consolidamento del proprio patrimonio che porterà anche a una «politica di remunerazione crescente». Il pay out per ora è fermo al 40%, ma il prossimo raggiungimento dei target, fa ben sperare perché le cedole possano salire «anche prima del 2015». «Dieci mesi fa annunciammo, suscitando qualche perplessità, che entro il 2015 avremmo trovato 4 miliardi. In dieci mesi abbiamo raccolto 2,4 miliardi. E ora nessuno ha più dubbi» sul raggiungimento di un obiettivo che porterà alla cessione di Bsi e di altri asset che Greco, però, non ha voluto indicare. Una marcia che spiana la via al gruppo assicurativo verso due obbiettivi strategici: concentrazione sul core business e sostanziale rafforzamento patrimoniale. «Generali – ha dichiarato il ceo a Bloomberg television – non ha bisogno di aumenti di capitali. Oggi non è abbastanza capitalizzata, per questo lavoriamo al target 2015».
Obiettivo alle viste – per il ceo – così come la ristrutturazione dei costi. Il target dei «risparmi» è stato alzato a 750 milioni entro il 2015 e a 1 miliardo entro il 2016, si conferma il roe operativo al 13% entro il 2015, l’indice Solvency 1 sopra al 160% e un leverage ratio che entro due anni dovrà essere inferiore al 35 per cento. L’occasione ha spinto l’amministratore delegato del Leone ad azzardare una valutazione sul quarto trimestre che vede in linea con quelli precedenti «senza miglioramenti né peggioramenti». Se la missione annunciata dieci mesi fa è in parte stata compiuta, Mario Greco è apparso molto ottimista sulla capacità di centrare anche i target mancanti per dare una nuova forma a Generali. Silhouette che dovrà prevedere una «politica di dividendi progressivamente crescenti nel tempo», nuova caratteristica delle Generali in via di trasformazione. L’uscita dai patti di sindacato apre anche un nuovo capitolo sulle partecipazioni. «Ora sono libere – ha detto riferendosi a Rcs, Mediobanca e Intesa – toccherà all’asset management decidere che cosa farne. Io non ho nessuna opinione, sono decisioni tecniche». Se il futuro traccia quindi la mappa di Generali più focalizzate sul core business in un contesto di rafforzamento del capitale, non consente ancora di immaginare una campagna acquisti. Il ceo ha precisato di «non guardare ad acquisizioni» ed ha negato che l’ipotizzata – ma da lui smentita – operazione su Sace possa essere una priorità del gruppo. La crescita passerà per diverse aree geografiche oltre all’Europa, con focus su Asia e America Latina, in particolare l’Indonesia e il Brasile.

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