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Generali, sì al dividendo

Generali chiude il semestre con un risultato operativo stabile e conferma la seconda tranche del dividendo. A fine giugno l’utile netto normalizzato, escludendo l’onere one-off del Fondo straordinario internazionale per il Covid-19, è ammontato a 1,032 miliardi di euro, in calo del 21,2% su base annua. Il profitto netto è diminuito del 56,7% a 774 milioni e ha risentito, fra l’altro, di 226 milioni di svalutazioni nette su investimenti derivanti dall’andamento dei mercati finanziari e di 183 mln per la conclusione dell’arbitrato sulla cessione di Bsi. L’utile operativo è rimasto pressoché invariato a 2,714 miliardi.

I premi sono saliti dell’1,2% a 36,478 miliardi di euro, con il segmento Vita a 24,645 mld (+1,3%) e i Danni a 11,833 mld (+0,9% in termini omogenei). La compagnia ha evidenziato che in «un contesto senza precedenti i risultati semestrali evidenziano una performance operativa resiliente e confermano la solidità patrimoniale». Il Solvency ratio si è posizionato al 194% rispetto al 224% di fine 2019, ma il direttore finanziario Cristiano Borean ha precisato che al 24 luglio era risalito al 197%. Per quanto riguarda il resto dell’anno, il Leone, «grazie al business mix e alla diversificazione, prevede che il proprio risultato operativo continui a essere resiliente nel 2020, sebbene in probabile flessione rispetto al 2019».

Quanto alla raccomandazione della Bce di sospendere i dividendi, l’a.d. Philippe Donnet ha confermato che Generali intende pagare la cedola già prevista: «Abbiamo già pagato la prima tranche e il cda che si terrà l’11 novembre farà le valutazioni necessarie. Oggi non vedo motivi che potrebbero impedire il pagamento della seconda tranche. La Bce regola il settore bancario, non quello assicurativo. Noi, come si vede dai risultati del primo semestre, abbiamo risentito dell’impatto del Covid-19, ma il gruppo ha dimostrato di essere resiliente». D’altro canto «il piano al 2021 è un piano ambizioso che funziona, ma siamo entrati in un mondo diverso». Il piano sarà quindi aggiornato e illustrato in novembre.

In ogni caso, secondo l’a.d., la compagnia triestina può contare «su 2-3 miliardi di euro come potenza di fuoco» per eventuali aggregazioni e la priorità rimane l’Europa, «dove vogliamo ulteriormente rafforzare la nostra leadership attraverso opportunità di crescita non organica di piccole o medie società. Penso che questa crisi possa far emergere delle opportunità, bisogna essere opportunistici». Quanto alla proposta di partnership presentata a Cattolica, Donnet si è limitato a dire che «potrebbe creare valore per entrambe le parti».

Per gli analisti la semestrale ha evidenziato numeri operativi forti e in linea alle attese, con un risultato netto inferiore al previsto.

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