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Generali sale in Intesa Sanpaolo al 4,5%, terzo socio

Almeno per qualche giorno, Generali tallona un socio storico di riferimento come la Fondazione Cariplo nel capitale di Intesa Sanpaolo con una quota del 4,49%. La partecipazione si colloca appena sotto a quella del 4,83% in capo all’Ente presieduto da Giuseppe Guzzetti, secondo azionista dopo la Compagnia di San Paolo (9,34%) e prima della Fondazione Cassa risparmio di Padova e Rovigo (3,30%). E anche dopo la conclusione di quello che la compagnia di Trieste definisce un «passaggio tecnico e temporaneo», se gli equilibri non subiranno nuovi assestamenti, il Leone resterà sul podio degli azionisti della banca guidata da Carlo Messina, al terzo posto, con il 3,4%.

Troppo presto, e troppo poco, per lasciarsi suggestionare dall’idea che la (possibile) preda possa rovesciare il tavolo. Di certo la mossa anti scalata promossa da Philippe Donnet, l’amministratore delegato delle Generali, all’indomani delle prime voci sulle mire della prima banca italiana, ha prodotto un effetto paradosso.

Il 23 gennaio il Leone ha preso a prestito il 3% dei diritti di voto di Intesa con l’obiettivo di bloccare l’eventuale acquisto di piccole quote da parte di quest’ultima e imporre (nel caso) allo stesso gruppo bancario il lancio di un’offerta pubblica. In base alla normativa sulle partecipazioni incrociate, Intesa sarebbe costretta a promuovere l’offerta su almeno il 60% del capitale. Nonostante Messina non abbia mai confermato l’Opa e si sia sempre limitato a parlare di «combinazioni industriali» Donnet ha confermato la strategia difensiva lasciando il prestito e acquistando sul mercato il 3,04% delle azioni di Intesa per un investimento di un miliardo circa. Il prestito però non è ancora stato completamente estinto. Da smaltire resta ancora una quota pari all’1,08% che unita al 3,04 acquistato la scorsa settimana e ad alcuni titoli di Intesa già in portafoglio porta temporaneamente la partecipazione al 4,5% circa. Sono sempre di venerdì le parole del presidente delle Generali, Gabriele Galateri, che aperto a possibili «collaborazioni industriali» con la banca, purché venga preservata l’indipendenza della compagnia. Gli ha replicato a distanza Gian Maria Gros-Pietro ricordando le condizioni poste a sua volta da Messina sull’eventuale «combinazione» con il Leone che «mai» dovrà intaccare solidità e redditività della banca.

Oggi Intesa Sanpaolo torna a riunire il consiglio di amministrazione ma il dossier Generali ancora «non risulta» all’ordine del giorno.

Paola Pica

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