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«Generali, per ripartire alleanza fra Stato e privati»

«La pandemia ci ha insegnato che non si può agire in ordine sparso: noi di Generali siamo in prima linea per aiutare la ripresa anche in una prospettiva di convergenza fra pubblico e privati». Gabriele Galateri di Genola è presidente di Generali, la più grande compagnia di assicurazioni italiana e fra le top3 in Europa. Domani a Trieste si tiene l’assemblea degli azionisti. In modalità Covid: tutti a distanza, tutti collegati.

Un’assemblea particolare.

«Sì, ma anche perché quest’anno si inquadra nel contesto speciale dei nostri “primi” 190 anni. La compagnia è nata per assicurare i traffici commerciali che partivano da Trieste nel 1831 e si è sviluppata alla grande: siamo un gruppo multinazionale con 70 miliardi di premi, presente in 50 paesi con oltre 70 mila dipendenti. Una storia vissuta nella società e con la società. Quando abbiamo affrontato l’anno della la pandemia, il Dna sviluppato ci ha permesso di essere una parte costruttiva e utile della società. Grazie al 90% dei dipendenti in lavoro da remoto l’operatività è stata continua e in sicurezza. Abbiamo lanciato il fondo straordinario internazionale di 100 milioni per sostenere le comunità in cui operiamo».

L’impatto del Covid?

«Le assicurazioni hanno dimostrato capacità di tenuta e resilienza importanti. Generali ha resistito in modo altrettanto importante, se non di più, come rilevano un risultato operativo 2020 di 5,2 miliardi e il solvency ratio al 224%. Numeri che dimostrano la capacità di affrontare i marosi con tranquillità, sicurezza, stabilità».

E la situazione oggi?

«Penso che il mondo abbia ripreso in mano la situazione quando i produttori dei vaccini sono riusciti a emergere con risposte credibili. E, dopo momenti di confusione e mancanza di coordinamento, i piani vaccinali in Europa procedono ora in modo più spedito. Si comincia a vedere la luce al fondo del tunnel».

Anche in Italia?

«Sì. Nei giorni scorsi a Milano è stato inaugurato uno dei centri vaccinali più grandi del Paese nel nostro Generali Square Garden a Citylife (ex Palazzo delle Scintille). L’hub è stato possibile grazie alla collaborazione fra Regione, Policlinico, noi, Moncler e Cisco. La soluzione di tanti temi in futuro dovrà passare, e sarà un bene, attraverso la convergenza pubblico-privato».

Come hanno reagito politica e istituzioni?

Nei giorni scorsi è stato inaugurato a Milano un hub vaccinale in uno spazio Generali. Pubblico e privato insieme

«Per l’Europa il Next Generation Eu è stato un game changer, un punto di svolta che cambia i parametri sui quali eravamo abituati a ragionare pensando alla Ue. La crisi ha prodotto un’unità di intenti e di coesione prima insperabili. Mi auguro possa essere così anche sul piano strategico e politico. In Italia si è prodotto un cambiamento rilevante indotto anche dal Recovery fund: credo che una buona parte della nostra evoluzione a livello politico e istituzionale sia conseguenza della necessità imperativa di poter gestire le somme imponenti che arriveranno dall’Europa nella maniera più efficace. Da qui la chiamata a governare di Mario Draghi, che stimo moltissimo e che ho conosciuto quando era direttore generale del Tesoro. Ha costruito una squadra di ministri di grande competenza che sono fiducioso dimostrerà le capacità esecutive non ordinarie necessarie con programmi così impegnativi».

Quale ruolo nella ripresa?

«Le risorse finanziarie del mondo assicurativo sono rilevanti a livello europeo e in parte anche a livello italiano. E possono, in ottica di partenariato pubblico-privato e nel rispetto dei criteri di redditività, aiutare nella ripresa. Stiamo sostenendo in Europa l’opportunità di un Fondo per far fronte a situazioni analoghe a quella che stiamo vivendo con formule che vedono insieme assicuratori, investitori privati e governi».

Il nuovo piano? La visibilità è scarsa.

«Problema comune. Dovremo essere molto flessibili. Anche se le direttrici di marcia sono state definite con il piano 2018-2021: sviluppo profittevole e sostenibile, trasformazione digitale, politica dei dividendi molto positiva. Quest’anno il dividendo dà un ritorno di quasi il 9% sul valore dell’azione. Come ha detto il group ceo Philippe Donnet abbiamo un dovere morale e sostanziale di remunerare gli azionisti: siamo elemento di stabilità nei portafogli di istituzioni pensionistiche e famiglie».

Nel 2022 rinnoverete i vertici con la nuova governance e la facoltà per il cda di presentare una propria lista.

«La governance di Generali è sempre stata a livello delle migliori pratiche di mercato e l’anno scorso sono stati fatti alcuni passi ulteriori. L’applicazione seguirà i tempi previsti e tutto verrà affrontato nei modi opportuni».

Divergenze fra i soci?

«Può succedere che su temi strategici complessi ci possano essere differenze di vedute. D’altra parte mi dà serenità sapere che oggi la compagnia si presenta con tutte le caratteristiche di solidità, profittabilità, strategicità. Vedo in tutti coloro che ci sono vicini, a cominciare da amministratori e soci, la volontà di dare a Generali la possibilità di svilupparsi e rimanere una società italiana, indipendente, internazionale».

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