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Generali rafforza il comitato nomine dopo i rilievi Consob

Generali prepara una task force di consiglieri per rendere più condivisa e indipendente la gestazione della “lista del cda”, che fa litigare Mediobanca, sua prima fautrice, e gli altri due maggiori azionisti Delfin e Caltagirone, che la votarono nel 2020 ma da qualche settimana ne sono feroci avversari, riuniti in un patto di consultazione in cui si è appena aggiunta Fondazione Crt.Alcuni rilievi posti dalla Consob, uniti alla moral suasion dell’autorità che controlla i mercati, hanno indotto il cda dell’assicuratore ad ampliare il processo del rinnovo 2022 ed estenderlo a un maggior numero di consiglieri, in larga maggioranza “indipendenti” di diritto e di fatto. Il comitato nomine del cda Generali, in agenda domani, dovrebbe iniziare a discutere l’opzione, e a valutare l’opportunità di creare una task force che gestisca le nomine da sottoporre all’assemblea dei soci tra sei mesi. Poi il cda di lunedì, che salvo sorprese proseguirà con le procedure che consentono ai membri uscenti di presentare la lista dei nuovi nomi, deciderà se deliberare la nascita della task force allargata.L’indipendenza degli ammini-stratori, cruciale per tutelare la gestione aziendale dagli interessi dei soci forti, è tutelata in modo piuttosto stringente dal Codice di corporate governance, che Generali adotta da anni ed è quindi informativa soggetta al controllo di Consob. Il Codice dice indipendenti gli «amministratori non esecutivi che non intrattengono, né hanno di recente intrattenuto, con la società o soggetti legati a quest’ultima, relazioni tali da condizionarne l’attuale autonomia di giudizio». Alle grandi aziende si raccomanda che gli indipendenti siano almeno la metà, e in maggioranza nel comitato nomine. Generali rispetta i due requisiti, ma nel comitato ristretto che cura le nomine ha sette consiglieri, di cui solo quattro indipendenti – Diva Moriani, Lorenza Figari, Sabrina Pucci, Romolo Bardin – gli altri tre vengono dai soci forti (Francesco Caltagirone, Clemente Rebecchini di Mediobanca e Lorenzo Pellicioli di De Agostini). Per giunta Bardin, uno degli indipendenti, è ad di Delfin, socio al 5% nel Leone.L’attenzione della Consob sul dossier Generali è alta da varie settimane. E tra i timori dell’authority, come risulta da diverse fonti, c’è che l’eventuale “lista del cda” non si formi in consiglio, ma nasca invece da un accordo tra alcuni consiglieri, in prevalenza espressi dai maggiori azionisti. Uno scenario che potrebbe configurare un’azione di concerto tra Mediobanca (12,93%) e i tre pattisti (saliti al 12,53%), che già oggi insieme sono poco oltre il 25% delle quote, per cui la contestazione del concerto farebbe scattare l’obbligo di Opa. Il gruppo Caltagirone giorni fa definiva ogni ipotesi di concerto «priva del benché minimo fondamento»: e nell’integrazione al patto chiesta da Consob i tre soci che vogliono sostituire l’ad Philippe Donnet hanno chiarito che l’Opa è fuori discussione.

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