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Generali punta sui danni e sull’estero

Un gruppo più compatto, patrimonializzato, più disciplinato negli investimenti, maggiormente esposto nei rami danni. Più che un piano industriale vero e proprio Generali ha illustrato ieri a Londra, nell’investor day della compagnia, ciò che vuole diventare nei prossimi tre anni anche se non ha non ha svelato per intero i suoi target.
Il Ceo Mario Greco, assieme al Cfo Alberto Minali e al responsabile delle attività assicurative Sergio Balbinot, ha illustrato agli analisti gli obiettivi che il gruppo si propone di raggiungere, tra i quali fanno spicco l’incremento al 13% dei profitti operativi in rapporto al patrimonio (3 punti in più sul livello attuale), una riduzione di costi di 600 milioni ottenuta senza «significative» riduzioni di personale, vendita di asset non strategici per circa 4 miliardi così da rafforzare patrimonialmente il gruppo, attestarsi su un solvency ratio del 160% del livello minimo e raddoppiare la “A” nel punteggio che attualmente le agenzie di rating gli attribuiscono. Quanto agli investimenti, non vi sono censure. «Non siamo investitori strategici», ha detto Greco aggiungendo che, sui patti di sindacato, si deciderà caso per caso, in relazione alla convenienza. Il nuovo Ceo ha rivendicato la completa autonomia del management. «Siamo una public company, con un capitale ampiamente diversificato tra gli azionisti». Fin qui gli annunci.
Tra i target di cui non è stata data disclosure vi sono le stime sulla raccolta del gruppo per i prossimi anni, le previsioni di redditività tecnica (ad esempio il combined ratio nei rami danni) e anche l’elenco delle cessioni. «Non vogliamo essere vincolati ad una lista», ha spiegato Greco. Ed anche sulle società di cui è stata già annunciata la dismissione (la riassicurazione in Usa e la Banca per la Svizzera Italiana) in mancanza di un prezzo vantaggioso – è stato detto al meeting – il gruppo potrebbe esaminare anche altre opzioni.
C’è chi ha messo in relazione questa mancanza di dettagli con la reazione negativa del mercato all’annuncio del piano, con il titolo del Leone sceso del 3,09% in prossimità dei 14 euro. Ma è anche vero che una parziale presa di beneficio era attesa dai manager triestini dopo il rally che, da agosto, ha spinto l’azione a recuperare il 50% (una performance doppia rispetto agli indici di settore).
Forse, per ben comprendere la logica delle nuove strategie delle Generali, è opportuno partire dall’annuncio, arrivato ieri, di un significativo cambio nel business mix del gruppo. Fino ad oggi la compagnia triestina si è tradizionalmente sviluppata nel ramo vita lasciando ai “danni” un ruolo di secondo piano. La ripartizione dei profitti operativi tra i due segmenti è stata nel 2011 rispettivamente di 2,5 e di 1,6 miliardi. Il ramo vita assicura un flusso di guadagni costante nel tempo ed è meno rischioso, era la convinzione dell’ex-Ceo Giovanni Perissinotto. Ebbene, ieri Greco ha annunciato invece che nel 2015 da quelle fonti giungerà lo stesso flusso di redditi. Mantenendo fermo il target di 5 miliardi di euro come profitti operativi alla fine del triennio – rispetto agli attuali 4-4,2 miliardi – in pratica i profitti del ramo danni aumenteranno in modo esponenziale, di circa la metà, mentre quelli del ramo vita rimarranno sostanzialmente gli stessi.
La compagnia italiana stima, in sostanza, una crescita al contagocce nel futuro business delle polizze vita, in cui il vero obiettivo diventerà soprattutto quello di salvaguardare i margini di profitto più che i volumi. Mentre nei “danni” le opportunità verranno soprattutto da una crescita delle coperture aziendali e da un maggiore utilizzo dei broker, un canale di vendita finora sotto utilizzato dal gruppo triestino.
La chiave di volta dei maggiori profitti delle Generali – che per almeno il 40% saranno retrocessi agli azionisti sotto forma di dividendi – sta nella razionalizzazione produttiva e nel contenimento dei costi. Maggiore disciplina negli investimenti, riduzione del debito senior disegnano altri tratti di un gruppo che, nelle parole del suo Ceo, «è finalmente considerato dagli investitori una compagnia “normale” dopo anni in cui se ne parlava solo per discutere i suoi assetti di corporate governance». È una “normalità” che da domani i nuovi manager delle Generali cercheranno di esportare in road show programmati nelle principali piazze finanziarie.

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