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Generali, il pressing dei soci continua Caltagirone e Benetton: contare di più

«Stiamo già lavorando alla definizione del prossimo piano e abbiamo solide basi per costruirlo. La continuità rispetto all’attuale», il cui orizzonte termina a fine 2021, «sarà un elemento fondamentale del ciclo strategico che intraprenderemo nei prossimi mesi». Lo ha detto ieri Philippe Donnet, group ceo di Generali, intervenendo all’assemblea degli azionisti della compagnia triestina. Parole che sono sembrate dirette a tutti gli azionisti ma in particolare a uno: Francesco Gaetano Caltagirone, secondo socio con il 5,63% e vicepresidente vicario della società, che ha consumato uno strappo senza precedenti non depositando le azioni e quindi non votando sull’ordine del giorno che vedeva al primo punto il bilancio 2020, da lui approvato peraltro in sede di cda. I conti hanno ricevuto ieri il sì del 99% del capitale partecipante.

Donnet, che in maggio si riunirà con i vertici del gruppo per definire i dettagli del nuovo piano, ha senz’altro voluto sottolineare proprio in questa occasione di guardare al futuro della compagnia. Con tutta probabilità perché lo strappo è stato letto da più parti come un segnale rivolto a lui. «Quando mancano poco più di sei mesi alla conclusione del piano 2018-2021 siamo convinti di raggiungere tutti gli obiettivi che ci eravamo posti». E sui conti 2020 ha citato in particolare il risultato operativo record per il secondo anno consecutivo a 5,2 miliardi e il dividendo di 1,47 euro, suddiviso in due tranche: la prima di 1,01 euro relativa al pagamento dell’utile ordinario e la seconda di 0,46 che corrisponde alla parte non distribuita l’anno scorso secondo le raccomandazioni delle authority. Da quando il group ceo è arrivato a Trieste, nel 2016, la compagnia ha remunerato gli azionisti con oltre 7 miliardi complessivi.

All’assemblea, che si è svolta in modalità covid, cioè tutti a distanza e collegati. Caltagirone non ha partecipato, ma ha invece preso parte al consiglio ordinario che si è tenuto al termine dell’assise. Il voto favorevole è stato pressoché unanime sul bilancio e sugli altri punti all’ordine del giorno: hanno quindi votato sì anche gli altri soci di rilievo del Leone e cioè, oltre a Mediobanca che ha il 12,8%, Leonardo Del Vecchio con il 4,82% e il gruppo Benetton con il 3,97%.

La cedola

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Lo strappo di Caltagirone è arrivato dopo manifestazioni di dissenso su alcune operazioni avanzate insieme a Leonardo Del Vecchio, che però in questa occasione è sembrato supportare il top management del Leone. Non sfugge poi che Caltagirone ha comprato di recente l’1% di Mediobanca, dopo che Del Vecchio ha è arrivato al 13,6% con facoltà di salire al 20%. Gli occhi di tutti sono rivolti all’assemblea di Generali che nel 2022 sarà chiamata a rinnovare il consiglio con modalità nuove, visto che lo scorso anno la compagnia ha introdotto la facoltà al consiglio di presentare una lista propria. Un’opzione spinta anzitutto da Mediobanca che l’ha in statuto e con la quale, dopo che il patto è diventato di sola consultazione, ha provveduto alle nomine nel 2020. Ma, mentre Piazzetta Cuccia la sostiene sottolineando la centralità del consiglio, espressione del 100% dell’azionariato e luogo nel quale vanno discusse e decise strategie, definite dai piani industriali, e nomine, Caltagirone appare considerare la possibilità subordinata a preventive decisioni condivise dei soci rilevanti sulle strategie del Leone. E a nuovi equilibri dopo il rafforzamento nel capitale triestino che ha visto protagonisti lui e Del Vecchio. Manca un anno all’assemblea e l’attenzione di tutti, Benetton compresi, è alta sull’evoluzione delle dinamiche in Generali, multinazionale con 664 miliardi di asset in gestione.

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