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Generali, plusvalenza record per lo Stato

Si è conclusa in poche ore la vendita sul mercato dell’1,9% di Generali avviata lunedì sera dal Fondo strategico italiano, controllato dalla Cassa depositi e prestiti: il prezzo finale è stato pari a 15,70 euro per azione (rispetto alla chiusura di Borsa di 16,05 euro dello stesso giorno) per un controvalore complessivo di 467,5 milioni.
Con l’operazione, guidata da Merrill Lynch attraverso la procedura di accelerated bookbuilding riservato a investitori istituzionali qualificati italiani ed esteri, il Fsi ha «completato l’operatività sulla partecipazione detenuta» nel Leone, cioè il 4,48% ex Banca d’Italia, ed è uscito dal capitale della compagnia triestina. In seguito al passaggio al mercato della quota è verosimile sia cresciuta ulteriormente in Generali la presenza di investitori istituzionali, per la maggior parte internazionali. Le ultime stime disponibili rappresentano un «peso» estero nel capitale della compagnia guidata da Mario Greco superiore al 40%, in modo preponderante di area anglosassone. Un un anno fa la quota si aggirava intorno al 30%.
La cessione totale della partecipazione da parte di Fsi, che ha avuto luogo per il 2,5% con vendite a termine che saranno perfezionate entro il primo trimestre 2015 e con il collocamento dell’1,9% il cui esito è stato comunicato ieri mattina, ha fruttato all’azionista pubblico e a Bankitalia una maxi plusvalenza. Come si legge nella nota di Cdp-Fsi, «il ritorno complessivo dell’investimento» è stato di «oltre il 30%, pari a 276,6 milioni, di cui 45,4 relativi all’incasso di dividendi e 231,2 milioni di plusvalenza». Tale plusvalenza, «sarà ripartita fra i soci di Fsi» (gruppo Cdp con l’80% circa e Bankitalia con il 20%) «secondo i termini dell’accordo del 19 dicembre». A Via Nazionale sono riservati circa 100 milioni.
L’intesa era stata sottoscritta perché l’authority, che con la costituzione dell’Ivass al posto dell’Isvap riceveva la responsabilità aggiuntiva della vigilanza sul settore assicurativo, aveva ritenuto indispensabile vendere la partecipazione storicamente detenuta a Trieste. Perché tutto però procedesse senza contraccolpi sul titolo era stato necessario un passaggio intermedio. In base all’accordo sottoscritto con Cdp, Bankitalia ha dunque conferito il 4,48% di Generali a un valore di 766 milioni al Fsi, che contestualmente ha proceduto a un aumento di capitale riservato a Via Nazionale in azioni ordinarie e privilegiate: i titoli del Leone venivano valutati a una media dei precedenti sei mesi e cioè a circa 11 euro (alla data della firma dell’accordo il prezzo era però a 12,40 euro). È stato dunque convenuto un meccanismo di compensazione: l’authority doveva uscire dal capitale di Trieste indipendentemente dalle condizioni del mercato ma l’accordo ha riservato un «ritorno» per Bankitalia in caso di plusvalenza dalla vendita. Che, come si è visto, è stata consistente.
Il titolo del Leone in questi mesi ha guadagnato anche oltre il 30% e ieri ha ceduto il 3,12% a 15,55 euro in relazione al prezzo «con sconto» del collocamento accelerato. Sul mercato si presenta ora libero dalla prospettiva della cessione «forzata», che ha avuto peraltro luogo in anticipo rispetto al timing previsto con scadenza il 31 dicembre 2015. Fino a quella data è comunque prevedibile che Bankitalia non modifichi la partecipazione in Fsi, che sulla base delle intese si manterrà pari alla quota ordinaria sottoscritta, cioè a circa il 7%.
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