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Generali, plusvalenza da 143 milioni

Le Generali ha concluso il collocamento del 12% della sua controllata Banca Generali per un corrispettivo di 185 milioni. Com’era nelle previsioni sono bastate poche ore a Usb e Mediobanca, chiamati a svolgere il ruolo di joint global coordinator e joint bookrunner, per trovare una platea di investitori istitituzionali interessati a rilevare le azioni dell’istituto di credito – specializzato nel collocamento di polizze vita e prodotti del risparmio gestito – messe in vendita dal Leone triestino. Quest’ultimo ha realizzato una plusvalenza di 143 milioni e, al netto della cessione, continuerà a mantenere la quota di maggioranza assoluta (51,5%). La plusvalenza, nei conti consolidati, verrà registrata nel patrimonio netto senza impatto sostanziale sul conto economico. Nei bilanci civilistici delle compagnie interessate si tradurrà invece in un miglioramento dell’utile netto.
Il collocamento delle azioni di Banca Generali è avvenuto ad un prezzo di 13,55 euro per azione, con uno sconto del 7% rispetto alla quotazione fatta registrare al termine della seduta di Borsa di mercoledì, prima dell’avvio dell’operazione. Ieri il titolo ne ha ovviamente risentito con una flessione del 5,07 (a 13,85 euro). Anche l’azione della capogruppo ha chiuso le contrattazioni in territorio negativo (a 12,1 euro, -0,41%), un risultato che tuttavia riflette l’andamento generale del mercato.
Ieri intanto con le comunicazioni inviate alla Consob sulle partecipazioni rilevanti si è appreso che Ubs ha acquisito un quota nel Leone del 2,011% poi scesa sempre ieri (con una successiva segnalazione) all’1,989%, per l’1,26% detenuta «indirettamente in gestione non discrezionale del risparmio». Un segnale, quest’ultimo, dell’interesse manifestato dai fondi della banca svizzera nei confronti dell’assicuratore italiano.
Nelle ultime ore, infine, sono state pubblicate nel sito web delle Generali le due liste di candidati, una di Mediobanca l’altra di Assogestioni, per il rinnovo del Cda. Tutte le anticipazioni della vigilia sono state confermate compresa la riduzione ad 11 membri nel numero del prossimo board. Una composizione che sembra preludere alla decisione di non nominare alcun comitato esecutivo. È un organismo, quest’ultimo, che per statuto dovrebbe essere composto da almeno 5 membri, determinando pertanto una spaccatura verticale all’interno del nuovo organo amministrativo. E, in assenza dell’esecutivo, anche la scelta di confermare due vicepresidenze potrebbe apparire perfino ridondante.

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