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Generali, parte la lista del cda ma i soci privati votano contro

Il consiglio di Generali si divide sulla lista del cda e e intanto gli acquisti in Borsa dei soci che contestano il rinnovo dell’ad Philippe Donnet per il terzo mandato, spingono le azioni del Leone sui massimi dal 2010. Ieri, dopo un lungo e animato consiglio del Leone, che si è protratto per cinque ore, è stato approvato a larga maggioranza (9 favorevoli e 4 contrari) l’avvio della procedura della presentazione di una lista del cda per il rinnovo del board che scadrà in primavera, affidando l’incarico al presidente Gabriele Galateri di Genola.Galateri dovrà coordinare i lavori per la formazione della lista del management, insieme a Diva Moriani che presiede il comitato nomine, avvalendosi di un comitato nomine che sarà istituito ad hoc, di consulenti esterni e di un dialogo con i soci e con il mercato per fare una sintesi tra tutti gli stakeholders. Ovviamene sarà sempre il presidente a presiedere l’assemblea che, insieme al bilancio 2021, sarà chiamata a rinnovare il cda. All’assemblea di aprile per la prima volta nella storia del Leone potrebbero essere rappresentate in consiglio tre liste: quella del cda, quella di Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt e quella degli investitori istituzionali di Assogestioni. In questo schema è probabile che, oltre a Donnet, anche Galateri venga rinnovato ancora nella lista presentata dal cda.I soci privati del Leone, ovvero Francesco Gaetano Caltagirone (6,27%) Leonardo Del Vecchio (5,13%) e la Crt (1,23%), i cui esponenti ieri hanno votato contro la presentazione della lista del cda, contestano che con un consiglio diviso si possa avviare la lista del board e affermano che in realtà questo è solo un modo per perpetuare l’influenza di Mediobanca (dalla cui lista sono stati scelti 11 su 13 membri dell’attuale cda) sul Leone. I privati contestano anche il ruolo di Galateri, che a loro dire è troppo vicino a Mediobanca, di cui fu presidente tra il 2003 e il 2007. Da Mediobanca, Galateri si congedò con 8 milioni di buonuscita per andare a presiedere la Telecom Italia (dal 2008 al 2011) che allora era governata da Telco, una scatola che faceva capo ancora una volta a Mediobanca, Generali, Intesa e Telefonica. Galateri aveva poi lasciato Telecom ed era arrivato ai vertici di Trieste dopo la cacciata di Cesare Geronzi nell’aprile 2011.Sempre ieri Del Vecchio ha comprato un altro 0,03% e il patto che lo lega a Caltagirone e alla Crt è salito di conseguenza al 12,56%. Nell’arco di alcuni mesi i tre azionisti hanno accumulato tante azioni di Trieste quante Mediobanca (12,9%) in moltissimi anni. I soci privati del Leone non hanno gradito la mossa a sorpresa dell’istituto guidato da Alberto Nagel, che per votare alla prossima assemblea di Trieste ha comprato un derivato sul 4,2% che lo porta ad avere il 17,2% dei diritti di voto di Generali. Peraltro gli stessi analisti di Mediobanca trovano oggi la compagnia ben prezzata: su base fondamentale il broker di Piazzetta Cuccia stima che le azioni del Leone debbano valere 18,5 euro, 12 centesimi in meno della chiusura di ieri (18,62 euro +1,61%). Altri broker come Intesa Sanpaolo sono più positivi: per Banca Imi Generali possono raggiungere i 19,1 euro, ma c’è preoccupazione per la spaccatura dei soci sulla governance che è diventata più «feroce » del previsto e «con esiti incerti » .

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