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Generali oltre i target, dividendo più ricco

Generali completa in anticipo tutti i target del piano 2013-2015. Utili a 1,7 miliardi, cedola alzata. Più 132% per il titolo nella gestione Greco.

Completato il turnaround con un anno d’anticipo, staccata una cedola più rotonda rispetto alle attese del mercato, Generali prepara il nuovo piano che segnerà «la nuova fase di sviluppo» del Leone. Un appuntamento, quello di fine maggio, al quale il vertice della compagnia guarda con ottimismo: «Abbiamo lavorato bene per due anni, risolvendo problemi complicatissimi. D’ora in poi avremo un bilancio libero dai retaggi del passato, che dipenderà solo dalle condizioni del mercato», ha spiegato ieri il ceo Mario Greco. Un bilancio che, ha assicurato il manager, avrà «profitti in crescita» e, di conseguenza, cedole «in aumento».
Parlando di dividendo, si parte dagli 0,60 euro (0,45 l’anno scorso) che verranno pagati ai soci quest’anno, pari a un pay out del 55,9%, per un esborso complessivo di circa 930 milioni. Somma alimentata con la cassa netta rimasta nel portafoglio della holding. Una cassa che, in prospettiva, migliorerà di anno in anno tanto che, stando alle attese del ceo, «nel 2015 sarà di 1,5 miliardi» grazie al contributo dell’Italia, principale fonte di “reddito”, e ai flussi che arriveranno dalla Germania e Francia. I tre paesi chiave in cui opera il Leone nel 2014 hanno garantito, assieme alle altre 57 regioni in cui il gruppo è presente, 88,2 miliardi di ricavi complice un balzo dei premi lordi del 7,7% a 70,4 miliardi. Il giro d’affari ha prodotto un risultato operativo complessivo di 4,5 miliardi, in crescita del 10,8%, spinto dalle performance operative del Vita (+15,2%) e del Danni (+13,1%) che ha segnato un combined ratio del 93,8% (in Italia dell’89,2%). L’obiettivo di redditività principale, il Roe, ha raggiunto il 13,2%, a fronte di un target del 13% al 2015 e rispetto all’11,7% toccato a fine 2013.
L’unica nota che non ha convinto Piazza Affari è stata la performance dell’utile netto, pari a 1,67 miliardi, in calo rispetto agli 1,91 miliardi del 2013 e inferiore alle attese del mercato (1,9 miliardi). D’altra parte, hanno inciso 400 milioni di oneri one-off derivanti dagli accantonamenti per Bsi che dovrà versare come decine di banche elvetiche una cospicua multa alla Giustizia Usa per vicende fiscali (si stima tra i 140 e i 200 milioni) e la svalutazione della russa Ingosstrakh. Aggiustamento, quest’ultimo, rispetto al quale il cfo, Alberto Minali, si è espresso così: «Oggi Ingosstrakh ha un valore di libro di 230 milioni e riteniamo sia quello definitivo». Senza questi “effetti” straordinari, i profitti si sarebbero attestati a 2,1 miliardi, in linea, come scritto ieri da Merrill Lynch con le stime degli analisti.
Sul fronte della solidità patrimoniale, l’indice di Solvency I ha superato il target al 2015 (160%) raggiungendo il 164%. Tuttavia, l’economic capital, una sorta di simulazione di quella che potrebbe poi essere Solvency II (le cui regole di implementazione in realtà sono ancora tutte da scrivere) è sceso al 157%. Si tratta di circa 33 punti percentuali in meno rispetto al 2013 come conseguenza della costante discesa dei tassi di interesse. Il mercato, tuttavia, particolarmente attento all’evoluzione del capitale del Leone, ieri ha fatto scattare le prime prese di profitto: le azioni hanno chiuso in ribasso del 4,4% a 18,23 euro. Va detto che proprio nei giorni scorsi il gruppo assicurativo a segnato i massimi degli ultimi cinque anni, salendo oltre la soglia dei 19 euro e, rispetto al giugno 2012, ossia subito prima dell’arrivo di Greco alla guida della società quando il titolo era a 8,21 euro, il progresso è stato del 132%, superiore a quello delle concorrenti. Qualche presa di beneficio, dunque, era prevedibile. Tanto più che, a valle delle dichiarazioni di Greco, può essere venuto a mancare anche un possibile appeal speculativo. Il manager ha chiarito che la compagnia «non sta guardando ad alcuna acquisizione». Allo stesso tempo il ceo è convinto che Trieste «non possa essere preda»: «Abbiamo una capitalizzazione di 28 miliardi e 70 miliardi di premi». Certo, il gruppo terrà sempre gli occhi aperti e valuterà anche ogni opportunità di crescita per linee esterne ma, per una società che è già presente in 60 paesi, è difficile individuare «una nuova area che possa rivelarsi strategica».
Anche sul fronte cessioni, dopo aver valorizzato 4 miliardi di asset in due anni, non sembrano profilarsi ulteriori novità: al più tardi entro inizio estate verrà ceduta Bsi e quanto a Telco, resta ferma la volontà di voler cedere le azioni Telecom.

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