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Generali, oltre 2 miliardi per crescere in Polonia

Generali compie un primo concreto passo per accaparrarsi una di quelle “occasioni” di cui più volte il ceo Philippe Donnet ha parlato negli ultimi mesi.

Aviva, ormai in ritirata nel mercato continentale europeo, ha messo in vendita, dopo gli asset in Francia e in Italia, anche il business in Polonia. Mercato quest’ultimo di particolare interesse per la compagnia di Trieste. Poco tempo fa Donnet lo ha definito «chiave», aggiungendo che sarebbe stata «presa in considerazione» qualsiasi opportunità nel paese. Di qui l’idea di farsi avanti nella procedura competitiva messa in piedi dal gruppo britannico. E così ieri, giorno della scadenza per le manifestazioni di interesse, il Leone si è fatto avanti.

Lo ha stabilito a valle del via libera unanime del comitato operazioni straordinarie, organo demandato a gestire i dossier che sono in fase embrionale. La partita peraltro è anche particolarmente impegnativa. Almeno quanto l’altra opzione sul tavolo delle Generali: la Russia. Come raccontato la scorsa settimana da Il Sole 24 Ore, Trieste sta considerando anche l’opportunità di rilevare il controllo di RESO-Garantia, compagnia con base a Mosca che fa capo alla famiglia Sarkisov e di cui Axa è azionista con quota del 38% acquistata ancora nel 2008. Questa opzione, altrettanto interessante dal punto di vista strategico poiché si tratta di uno dei principali operatori russi nel segmento danni, avrebbe tuttavia sollevato qualche perplessità per il rischio geopolitico legato al rafforzamento in un’area che, sebbene ricca di potenzialità, porta con sé diverse criticità. Dunque il dossier andrà rivalutato dopo gli approfondimenti già effettuati.

Nel mentre, però, complice la scadenza imminente e il posizionamento già consolidato nella zona, si è deciso di andare avanti in Polonia. L’operazione è sul piano economico finanziario particolarmente rilevante: si tratta di oltre 2 miliardi di euro (più o meno quanto vale l’eventuale campagna di Russia). Aviva nelle settimane scorse ha indicato per le proprie attività una valutazione attorno ai 2 miliardi di euro ma a questa somma vanno aggiunti i contribuiti dei due accordi di bancassurance che la società ha in essere nell’area, uno dei quali con il Santander, che sarebbe tuttavia in fase di rinnovo, e l’altro con ING.

Insomma un impegno rilevante per la società italiana che ha individuato nell’Europa e in particolare nella parte Est una delle zone cruciali per il proprio consolidamento. Sul dossier ci sarebbero, come riferito da Reuters in passato, anche Allianz, che già aveva guardato alle attività francesi di Aviva, e la compagnia olandese NN Group. Aviva è il settimo assicuratore vita in Polonia, dove gestisce una delle più grandi reti di agenti e, appunto, due importanti partnership di bancassicurazione.

Ogni occasione, in ogni caso, verrà valutata con attenzione da Generali che ha definito parametri specifici per selezionare le opzioni: queste devono presentare determinate logiche industriali e strategiche, in primis favorire la crescita, e poi rispettare i dettami di rigore finanziario che la società si è data. D’altra parte, che ci sia la volontà di aumentare la dimensione è noto. Non più tardi di una decina di giorni fa, a margine della presentazione dei dati, il management del Leone ha ricordato che Trieste ha ancora circa 2,3 miliardi di euro da utilizzare come tesoretto per l’M&A, dopo aver già speso circa 1,8 miliardi. La somma potrebbe anche essere più rotonda se si decidesse di destinare parte delle risorse del piano orientate alla riduzione del debito (1,5-2 miliardi) alla crescita per linee esterne. Che, in ogni caso, si farà avendo ben presente «la disciplina di sempre. Per noi, le acquisizioni non sono un obbligo ma un modo per creare valore per gli azionisti. Non so cosa faremo da qui alla fine dell’anno, dipenderà dalla qualità delle opportunità che troveremo», ha sottolineato Donnet agli analisti.

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